Il mercato europeo del debito corporate resta l’area di elezione


Il focus rimane la conservazione del capitale per cui è necessario stare molto cauti sul rischio e rimanere su settori ad alta qualità. Intanto si aspettano gli stress test del 26 ottobre. Ecco come la pensa Filippo Napoletano, gestore obbligazionario di Finint Investments SGR.
 
Con l’avvicinarsi del 2015, la divergenza prevista tra la politica monetaria degli Stati Uniti e dell’area euro probabilmente si farà più concreta. Come si sta muovendo la BCE e quali sono le valutazioni da fare alla luce della sua volontà di ampliare la situazione patrimoniale attraverso l’acquisto di titoli ABS, oltre a offrire alle banche l’opportunità di erogare nuovi prestiti al settore privato?

La BCE ha dimostrato anche nel 2014 di voler attuare una politica monetaria espansiva credibile, seppur tardiva. Il recente programma di acquisto di titoli ABS e covered bond va finalmente nella giusta direzione anche se arriva in ritardo: l’analogo americano, infatti, è stato lanciato nel 2008 (il Talf, Term Asset-Backed Securities Loan Facility). L’efficacia del programma dipenderà dall’effettiva revisione degli incentivi e dei vincoli imposti alle banche e assicurazioni nell’investire in questi prodotti: è della settimana scorsa la decisione della commissione Ue in merito all’applicazione delle regole di Solvency II e i ratio di liquidità delle banche che prevede un alleggerimento dei requisiti patrimoniali per l’investimento in determinate classi di titoli ABS. L’attività dei regolatori rimane essenziale al fine di incentivare le banche a erogare e a destinare nuovi fondi alle imprese. Un potenziamento del piano T-LTRO ai titoli di stato è la scommessa su cui sta puntando il mercato: occorre evitare, infatti, l’innescarsi di una situazione di trappola della liquidità e operazioni sui governativi allineerebbero a tutti gli effetti il piano Bce al quantitative easing americano, con aspettative analoghe sugli effetti di medio lungo dell’economia Europea, che stenta ancora a ripartire.

L’euro si è indebolito e questo dovrebbe favorire l’economia dell’Eurozona. 

Sì. Altrove ci si concentra sui dati provenienti dal mercato del lavoro negli Stati Uniti e su eventuali segnali che metterebbero fine alla politica della Yellen che attende l’arrivo dell’inflazione prima di innalzare i tassi.

Cosa succederà nel prossimo trimestre sui rendimenti a breve termine negli Stati Uniti?

L’euro verrà quindi spinto verso minimi pluriennali rispetto al dollaro.Le attese dei mercati sono per una inversione della politica monetaria US con il primo innalzamento dei tassi intorno alla metà del 2015. Un ulteriore apprezzamento del dollaro nei confronti della valuta europea con impatti sul tasso di inflazione e sui tassi di crescita potrebbe modificare lo scenario.

Dal punto di vista dell’investitore è sempre più complicato fare performance con il fixed income. Dove vale la pena orientarsi tra debito governativo e corporate in un ampio spettro globale che includa anche i mercati emergenti?

Sicuramente sul debito corporate. Il mercato europeo rimane l’area di elezione, con molte aziende sane con piani di sviluppo e tassi di ritorno interessanti e sostenibili. Il focus rimane la conservazione del capitale per cui è necessario stare molto cauti sul rischio e rimanere su settori ad alta qualità. I favoriti sono l’area corporate IG dei paesi periferici, i senior financial periferici (facendo attenzione agli stress test del 26 ottobre). I settori a più alto beta quali high yield, mercati emergenti  e contingent capital continueranno a soffrire anche a causa dei flussi in uscita in atto sui fondi dedicati.

Sta tornando un po' di volatilità a cui i gestori non erano più abituati. È un bene o un male?

E’ sicuramente un bene. Insieme alla diversificazione. È necessario che la correlazione diminuisca per evitare il rischio di una bolla speculativa: la liquidità immessa nel sistema non deve produrre effetti anestetici sul funzionamento del mercato che, se poco reattivo agli shock esogeni, non è funzionale ad attrarre gli investimenti.

 

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