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Il lato positivo del debito italiano


Dato il difficile contesto, ci si chiede quali opportunità ci sono sul mercato italiano in termini sia di equity sia di bond. A rispondere è Emilio Franco, vice direttore generale e responsabile investimenti Ubi Pramerica Sgr.

La sovraperformance dei titoli di stato italiani rispetto a quelli dei paesi core e semicore è destinata a continuare ancora per un po’?

Realisticamente, l’attuale livello di tassi assoluti e di spread non consentirà di ripetere l’exploit dei due anni passati. La caccia spasmodica di rendimento tra gli investitori rimane il principale fattore di supporto per i Btp, i cui rendimenti continuano a essere giudicati molto attraenti in termini relativi. Il fattore di supporto chiave alla prosecuzione dell rally è rappresentato dal materializzarsi della ripresa, così come nel breve il principale rischio è costituito da una sorpresa negativa sulla crescita. Il tratto di curva dei rendimenti più interessante è l’area 3-4 anni, specialmente alla luce di una volatilità in continua discesa. Molto attraenti sono anche i titoli legati all’inflazione italiana (Btp Italia).


Pensa che il trend positivo che ha caratterizzato Piazza Affari nel 2013 potrà continuare anche nel 2014? Perché?

Dal punto di vista top down il mercato azionario italiano continua ad essere interessante. Il ciclo macroeconomico, dopo la seconda recessione in sei anni, è finalmente virato alla ripresa, fragile, ma con un effetto base assai favorevole. Il paese presenta poi ampi margini di ristrutturazione, sia sul piano della spesa pubblica che su quello delle regole e della governance. Il nuovo governo sembra rappresentare un forte impulso verso il cambiamento e le riforme, il che dovrebbe favorire un recupero di efficenza e produttività e potrebbe riverberarsi positivamente sulla crescita e sulla stabilità politica. Il listino di Piazza Affari è stato uno dei peggiori mercati dell’ultimo decennio ed è ampiamente sottodetenuto non solo dai domestici, ma soprattutto dagli investitori internazionali. Anche le valutazioni sono di supporto: il premio per rischio implicito nelle quotazioni resta attraente e i multipli aggiustati per il ciclo sono decisamente a sconto sulle medie storiche. Dal punto di vista bottom up, le aziende continuano a essere caute, con una pallida tendenza all’ottimismo. Il rilevante peso delle banche nel nostro indice richiede che proprio esse siano protagoniste nel contribuire allo sviluppo degli utili, sebbene il contesto strategico rimanga assai complesso. Taglio dei costi e riduzione degli accantonamenti dovrebbero arrivare, in una fase di ripresa. I rischi principali sono costituiti da un afflosciamento della ripartenza macro, che impedirebbe agli utili aziendali di realizzare le aspettative di crescita oggi sfidanti (+26% nel 2014) e dall’insuccesso nell’incanalare la finanza pubblica verso una traiettoria virtuosa di sostenibilità e riduzione del debito.

L’inasprimento della tassazione sulle rendite finanziarie che dovrebbe scattare dal primo maggio potrebbe disincentivare ulteriormente l'appetito già scarso degli italiani per le azioni?

Sicuramente non incentiva alla costruzione di portafogli con maggior contenuto azionario, anzi premia la concentrazione sui titoli di stato.

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