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Il bonne affaire di Intesa Sanpaolo


A nord est si è trattato di un lunedì nero come pochi, sia per i dipendenti di Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca che per i loro azionisti. Eppure dopo il passaggio dei due istituti finanziari a Intesa Sanpaolo per la cifra simbolica di 1 euro, c’è chi invece ha brindato. E non poco. I mercati italiani - e non solo - hanno accolto la notizia del deal con entusiasmo, il titolo Intesa è stato il migliore della giornata sul FTSE MIB e perfino da Wall Street hanno guardato con attenzione le faccende italiane.

In breve, dopo il via libera del governo al salvataggio di Bpvi e Veneto Banca, e l’ok di Bce e Commissione europea, lo Stato ha messo subito sul tavolo quasi 5 miliardi per l’integrazione con Intesa Sanpaolo. E non solo. Il governo ha calcolato altri 12 miliardi, a disposizione, come ammontare massimo delle garanzie su crediti ora ritenuti in bonis. Quanto agli impatti sui risparmiatori, se bond senior e depositi sono al sicuro, è previsto che gli obbligazionisti subordinati retail possano essere ristorati per un ammontare complessivo del 100% (80% dallo Stato e il restante 20% su impegno di Intesa ). "Il nostro intervento", ha spiegato l'amministratore delegato Carlo Messina (nella foto), "consentirà di mettere in sicurezza oltre 50 miliardi di risparmi affidati alle due banche e di tutelare 2 milioni di clienti, di cui 200.000 aziende operanti in aree tra le più dinamiche del Paese".

I dettagli sono ancora in discussione, ma l’operazione sembra piacere agli esperti del settore. “Il salvataggio delle banche venete comunque è un fattore positivo che permetterà di ridurre il premio al rischio associato al settore bancario italiano. Lo scenario più negativo di bail-in avrebbe comportato un effetto ‘sistemico’ su tutto il settore e sarebbe stato molto più elevato anche il costo per il Paese in termini di ripercussioni sull’occupazione e sull’economia”, dice a Funds People Pierluca Beltramelli, senior portfolio manager di Aletti Gestielle SGR. “In questo contesto gli aiuti di Stato sono necessari per mitigare l’effetto della liquidazione sul territorio grazie alla continuità di accesso al credito da parte delle famiglie e delle imprese. La separazione tra good bank - che finirà ad Intesa - e la bad bank - che sarà detenuta dallo Stato - è stata indispensabile per favorire la chiusura dell’operazione”, aggiunge l’esperto.

Il bonne affaire di Intesa Sanpaolo

Nell’attesa di valutare e capire quali saranno i costi complessivi per lo Stato, secondo Beltramelli per Intesa si tratta certamente di una buona operazione, “visto che ad oggi è la banca più solida a livello patrimoniale in Italia e non subendo variazione negative di capitale dall’operazione potrà integrare con maggior facilità le good bank riportandole ad una redditività più in linea con il costo del capitale”. Un vantaggio che risulta chiaro anche secondo Alessandro Allegri, amministratore delegato di Ambrosetti AM SIM. Parliamo di “un deal che vede pochissimi rischi e un forte potenziale di guadagno”, dice a Funds People.

“Le condizioni richieste per l’acquisizione permettono, infatti, ad Intesa di essere totalmente protetta da possibili rischi di deterioramento del contesto economico italiano, anche futuro, mentre allo stesso tempo le consentono di creare una posizione dominante in una regione strategica in Italia, tra le più attive come fervore economico”, spiega l’esperto. Proprio per questo c’è un’evidente differenza, ad esempio, tra quest’operazione e il deal spagnolo Santander - Popular avvenuto nelle scorse settimane. “Nonostante la situazione di difficoltà iniziale delle banche e la ricerca di possibili acquirenti da parte delle autorità, la situazione spagnola si è risolta in poche settimane dall’inizio della crisi del Banco Popular con l’acquisto da parte di Banco Santander, senza utilizzo di denaro pubblico, con nessuna garanzia nei confronti di Santander e con possibili rischi futuri anche elevati”, ricorda l’AD.

“Differente la situazione italiana con la crisi delle due banche venete che si trascinava da diversi anni, che per risolversi ha avuto la necessità di un forte esborso di denaro pubblico, e l’occorrenza di forti concessioni per l’acquirente”, aggiunge. L’intervento statale dunque apre un capitolo sul cosa succederà dopo. “Rimangono alcuni punti interrogativi, che solamente il tempo ci permetterà di dipanare”, afferma Allegri. “Gli investitori di obbligazioni senior e i correntisti sono stati salvaguardati in questo frangente (nonostante la direttiva permettesse il loro bail-in) ma il fondo destinato alle crisi bancarie creato dal governo italiano si è completamente prosciugato in seguito alle crisi Mps e banche venete, e non è automatico che le stesse condizioni, già in deroga alle direttive europee, sia mantenute anche per i possibili nuovi dissesti”.

Al di là del bail-in

Nel giro di poche ore una cosa è chiara: l’incertezza generale è, almeno per il momento, evaporata. E il settore bancario italiano -  ed europeo - sembra avere adesso il vento il poppa. Gli operatori hanno insomma considerato l’operazione un ottimo deal per Intesa, visto che lo Stato si è fatto carico in toto del rischio sottostante attraverso la rimozione degli asset inesigibili e l’iniezione di capitale. Il salvataggio dunque, come spiega Peter Rosenstreich, head of market strategy di Swissquote ha fatto bene agli indici europei, visto che “ora il mercato ha preso coscienza che esiste un percorso risolutivo già sperimentato e in grado di limitare il contagio. Il quadro politico fosco e una redditività ai minimi hanno di fatto lasciato indietro tutto il settore bancario rispetto alla ripresa registrata dal settore finanziario più in generale e ora potremmo essere giunti ad un punto di svolta, tanto che l’intera Europa potrà beneficiare della ripresa del ciclo degli investimenti e alle attuali valutazioni e in tale contesto le banche del Vecchio Continente rappresentano certamente un’opportunità.

Riteniamo infatti che, a fronte di un momento economico sorprendentemente positivo non ancora completamente prezzato dalla politica monetaria, del calo delle minacce politiche rappresentate dai populismi e di contro da un miglioramento nella crescita dei profitti, le valutazioni delle banche europee non siano eccessivamente tirate - nonostante il recente rally -  ma anzi siano in grado di apportare guadagni all’interno dell’indice bancario dei mercati sviluppati”.

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