Il 95% dei fondi italiani da inizio anno ha un segno meno davanti


Dando uno sguardo alla classifica Morningstar sui fondi italiani aperti al retail che spaziano in tutte le categorie, da inizio anno a oggi (i dati sono del 15 febbraio 2016), sono davvero pochi quelli che segnano una performance positiva e comunque che non arriva al 2%. I primi cinque in classifica sono: Fondaco Euro Gov Beta B con un +1,82%, seguito da Allianz Reddito Globale con un +1,52%, dal Pioneer Euro Governativo Medio Termine a distribuzione A che segna un +1,37% e dal Pioneer Euro Governativo Medio Termine a distribuzione B con un +1,34% e il Fondaco Global Opportunities B che da inizio anno ha un +1,25%. Poi, per una decina di fondi ancora c’è un timido segno positivo davanti e poi comincia il rosso per i 1043 fondi di diritto italiano autorizzati. I peggiori da inizio anno? Azimut Trend Italia con un -32,21%, AcomeA Italia A1 con un -32,05% e AcomeA Italia Q2 con un -31,97%.

A pesare sui fondi è la grande esposizione al settore bancario. Sul settore, tra le altre cose, il fronte è sempre più caldo. “Non so da dove viene fuori questa storia che la BCE intende comprare crediti deteriorati italiani. Non ci risulta nessuna trattativa col governo italiano. Si tratta di vedere se le sofferenze sotto forma di ABS possono essere accettate come collaterale. Ma questo non è un acquisto”, ha fatto sapere il presidente della BCE, Mario Draghi, nella sua audizione al Parlamento europeo. Sta di fatto che la BCE è pronta a fare la sua parte. Ha concluso Draghi: “come abbiamo annunciato alla fine del nostro ultimo incontro di gennaio, il Consiglio direttivo esaminerà e, eventualmente, riconsidererà l'orientamento di politica monetaria ai primi di marzo”.

Intanto il sentiment di mercato continuerà a essere legato ai dati macro e al petrolio. Secondo gli esperti, un’eventuale decisione dell’Opec sul taglio di produzione, finora solo auspicata, sarà indispensabile per ristabilire il fragile equilibrio del settore, tenuto conto anche dell’arrivo in Europa delle prime forniture dall’Iran (4 milioni di barili). “Le vendite al dettaglio USA di venerdì hanno contribuito a ridurre i timori di una possibile recessione negli USA ma i prossimi dati economici saranno cruciali per confermare questa aspettativa”, ha spiegato Alberto Biolzi, responsabile advisory di Cassa Lombarda. E ha aggiunto: “la Cina, dal canto suo, mostra ancora segnali di rallentamento ma i listini non hanno reagito con il temuto sell-off dopo una settimana di chiusura per il Capodanno Lunare”. Questa settimana saranno collocati in asta circa 17-18 miliardi di euro di bond governativi in Eurozona, con Spagna, Francia e Germania attive sulla parte medio-lunga di curva. Pochi saranno i dati macro in calendario nella settimana. Tra questi: il PIL del Giappone, l’inflazione nel Regno Unito, lo Zew tedesco, la disoccupazione in Australia, l’inflazione in Cina, Usa e Canada. “Questa settimana i negoziati tra Ue e Gran Bretagna in vista del summit Ue del 18-19 febbraio saranno importanti al fine di prezzare il rischio di Brexit sulla sterlina”, ha concluso. Intanto la volatilità continua e i fondi sono in rosso. 

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