I Treasures, tra FED e dati macro


Durante l’ultima audizione al Congresso, Janet Yellen, l’attuale governatore della FED, ha confermato l’opinione positiva dell’istituto centrale sulla salute dell’economia americana. Con riguardo al mercato del lavoro, si è evidenziato come il tasso di disoccupazione, ora al 5,7%, è in diminuzione e come i nuovi posti di lavoro aumentino ogni mese; per contro, tuttavia, il tasso di partecipazione della forza lavoro resta piuttosto basso e la crescita dei salari è modesta. La crescita del PIL prosegue su un livello sostenuto, questa però, sempre a detta della FED, potrebbe subire un rallentamento rispetto agli ultimi trimestri. Il tasso di inflazione (in calo dal settembre scorso ed in territorio negativo) resta al di sotto dell’obiettivo della FED (il 2%) e potrebbe restare debole, anche a causa della discesa dei prezzi del petrolio. La politica monetaria ritenuta più appropriata è comunque espansiva e viene ribadita la “pazienza” che avrà la banca centrale nel rimuovere gli stimoli che potranno anche essere mantenuti al di sotto di un livello definibile “normale” in un’ottica di lungo periodo.  Nonostante i progressi mostrati dal mercato del lavoro, si teme infatti che la crisi possa essere più lungo del previsto, mentre un occhio particolare sarà dato proprio all’andamento dell’inflazione. Fin qui, le valutazioni della FED.

Ma i mercati cosa dicono? Se si confrontano le attese dei membri del comitato direttivo della Banca Centrale con le attese del mercato, la distanza è ragguardevole: gli investitori non paiono dare molto credito alla capacità (o alla volontà) della FED di aumentare i tassi o forse ritengono che il percorso di rialzo dei tassi sarà così moderato da rendere appetibili, ancora un po’, gli attuali rendimenti (0,67% per il tasso a 2 anni, 1,6% per il tasso a 5 anni; 2,12% per il tasso a dieci anni, 2,71% per il tasso a trent’anni). Il punto è forse proprio quell’”ancora un po’”: la FED sarà sicuramente attenta a non urtare l’ipersensibilità del mercato (l’esperienza del “tapering”, cioè del solo aver indicato l’intenzione di ridurre lo stimolo monetario, creò non poco scompiglio, lo scorso anno), ma facendo questo sarà altrettanto attenta a non minare la propria credibilità. Questa differenza di vedute ha già dato luogo ad episodi di volatilità che cerchiamo di sfruttare a nostro vantaggio, anche mediante opzioni; in generale approcceremo le scadenze lunghe della curva USA con un orientamento volto a vendere nei momenti in cui i prezzi dei titoli evidenzieranno salite repentine e porteranno i rendimenti su livelli eccessivamente bassi.

 

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