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I responsabili di investimenti locali scommettono ancora sull'Europa


I tassi e l'enorme massa di liquidità sono i principali motori dell'economia europea. Questa la prima conclusione che emerge dalla seconda tavola rotonda organizzata e condotta da Funds People insieme ai professionisti locali del mondo della gestione e selezione di prodotto.

Un dibattito aperto e concreto sulle diverse sfide che affronteranno i mercati durante il secondo semestre dell'anno. Da un un punto di vista geografico, i professionisti coincidono nel fatto che l'Europa offre ancora delle valutazioni interessanti. La principale sfida si riduce sul vero impatto della liquidità sull'economia relae nei prossimi mesi.

Con rispetto a questo argomento, Carlo Sturlese, responsabile selezione fondi terzi di Kairos Julius Baer SIM, commenta "sull'America siamo positivi su settori specifici: shale gas e real estate. Il settore del housing in America dovrebbe riprendersi abbastanza bene durante questo secondo semestre. Con rispetto all'Europa, ci auguriamo che dopo della prossima riunione di settembre della BCE, l'inezione di liquidità non sia un ulteriore favore alle banche in termini di carry trade. Sempre sull'azionario, stiamo puntando molto sul Giappone, dove crediamo che le valutazione sono molto basse. Le principali opportunità le vediamo sul settore dell'esportazione, quindi quelle società che possono beneficiare di un ulteriore indebolimento del cambio".

Andrea Dolsa, responsabile investimenti Fondi Hedge single manager di Symphonia SGR, ci racconta le linee guida di uno stile di investimento basato sul bottom up,"nell'obbligazionario rimaniamo sull'Europa. C'è ancora il timore sul rialzo dei tassi in America e crediamo che verranno alzati prima di quanto si possa aspettare il mercato. L'alta correlazione degli emergenti con l'America di fronte ad un rialzo dei tassi, ci lascia con un approccio molto prudente anche su questi mercati".

Il commento di Marco Seveso, responsabile gestione collettive di Soprano SGR, coincide con la posizione di maggior rischio, sempre sull'obbligazionario, negli Stati Uniti e la prossimità del rialzo dei tassi, ma "i nostri portafogli hanno un'esposizione minore al fixed income. Siamo sempre stati dell'idea che l'investitore italiano volesse un'esposizione molto alta ai titoli di stato italiani e quindi siamo stati, a volte, al 100% su questi veicoli nella parte obbligazionaria. Nessun prodotto dell'offerta va oltre due anni, abbiamo una duration molto contenuta. Dal punto di vista azionario, riteniamo interessanti alcune valutazioni europee con rispetto, soprattuto, al settore small e mid. Nel primo semestre dell'anno abbiamo avuto un maggior peso sui titoli difensivi, perche ritenevamo che i ciclici fossero un pò troppo prezzati con rispetto alle attese di una ripresa più rapida", conclude.

Dal punto di vista invece più gestionale, la view di Giordano Martinelli, vicepresidente di AcomeA SGR, è puntare su uno stile di investimento contrarian. Martinelli ci dice, "non crediamo alle previsioni di mercato nè alla possibilità di poterlo governare, quindi non possiamo utilizzare altra strategia se non il bottom up. La prima limitazione dell'approccio contrarian è che quando la società si trova sulla cresta dell'onda, quindi per noi il momento di vendere, riesci a trovare tutti i dettagli e tantissima ricerca ma quando la società passa di moda, per noi magari il momento di comprare, non trovi più nessuna analisi valida. In ogni caso, le ricerche e raccomandazioni delle analisi esterne per noi non sono rilevanti".

 

Nella foto, da sinistra a destra: Carlo Sturlese, Andrea Dolsa, Francisco Rodríguez, Giordano Martinelli, Marco Seveso e Maddalena Liccione.

 

 

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