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I profitti delle SGR potrebbero ridursi di un terzo nei prossimi tre anni


Tra un 30% e un 35%. Sono le proiezioni di uno studio elaborato da McKinsey – e pubblicato in esclusiva dal Financial Times – secondo le quali i profitti delle società di gestione potrebbero vedersi ridotti di un terzo da qui al 2018, a meno che non vengano adottate misure più decisive per risparmiare sui costi. Pare che il declino sia già cominciato: stando ai dati della società di consulenza, nel primo trimestre del 2016 le SGR europee hanno registrato rimborsi per un totale di 16 miliardi di euro rispetto a una raccolta netta di 216 miliardi di euro registrata nel 2015. "Quest'anno sarà dura. Nel primo trimestre i profitti sono scesi del 10% rispetto al quarto trimestre del 2015", dice Philipp Koch, head of European asset management per McKinsey.

Tra i fattori che giustificherebbero le cupe prospettive di guadagno ci sono l'aumento della volatilità dei mercati, gli scarsi rendimenti dei mercati dei capitali, la maggiore pressione normativa e la crescente popolarità di strategie passive che, secondo dati del Financial Times, dal 2007 crescono a un ritmo di quattro volte superiore rispetto a quello dei prodotti per la gestione attiva.

Consolidamento

Anche se il 2015 ha segnato il terzo anno di guadagni record per l’industria a livello globale, i costi operativi delle SGR sono aumentati del 50% dal 2007. Alcune società, come BlackRock e Allianz Global Investors hanno già fatto sapere che procederanno a una riduzione dell’organico mentre alcuni esperti prevedono un incremento di fusioni e acquisizioni tra società. "Sia i margini che la crescita organica del settore sono state sotto pressione negli ultimi anni e non vediamo nessun catalizzatore che plachi questa tendenza nel prossimo futuro", hanno recentemente indicato da Numis, società britannica di analisi finanziaria.

Tuttavia, in molti casi capire chi è il cacciatore e chi la preda non è facile. L'azienda fa il nome di Henderson Global Investors come esempio di società di gestione con capacità di acquisizione ma che, a sua volta, potrebbe essere un buon obiettivo di acquisto data la natura relativamente diversificata del gruppo.

Nel caso di Jupiter, gli esperti di Numis considerano meno probabili le acquisizioni, dal momento che la casa britannica opta per una strategia di crescita organica. Tuttavia, la società rappresenta un obiettivo molto attraente da un punto di vista strategico data la sua "forte esposizione al mercato retail britannico", le sue "robuste gamme di fondi", "una buona rete di distribuzione nel Regno Unito - e sempre maggiore in Europa” e “un solido marchio”.

Per quanto riguarda Aberdeen, e nonostante le voci circa una possibile vendita, la società di analisi ritiene che quest’eventualità sia poco probabile data la dimensione e la complessità degli affari della casa scozzese. Tuttavia, non esclude che altre società più grandi possano mostrarsi interessate all’acquisto strategico di team di mercati azionari asiatici ed emergenti.

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