I mercati europei guardano con prudenza al futuro


Secondo quanto emerge dall'ultimo 'risk outlook' pubblicato dalla Consob circa l'attuale contesto economico, i mercati sono tornati ad esprimere maggiore cautela a fronte di un sistema finanziario europeo ancora esposto a molteplici rischi. Se in una prima parte dell’anno gli indici azionari di paesi come Stati Uniti, area euro e Regno Unito registravano risultati positivi, con rialzi rispettivamente dell’8%, 2% e 1%, e con i paesi come Spagna e Italia che raggiungevano l’8,2% e il 7,8%, da settembre si è assistito ad una decisa inversione di rotta con contrazioni comprese tra l’8 e il 10%. I motivi di tale correzione sono da ricercarsi in dati macroeconomici inferiori alle attese, debolezza della domanda interna, pressioni deflazionistiche nell’area euro unite alle tensioni geopolitiche che potrebbero avere conseguenze sull’economia europea; inoltre preoccupano, tra le altre, le ripercussioni che potrebbero avere le sanzioni alla Russia dovute al conflitto con l’Ucraina  e il rallentamento dell’economia tedesca.

Soprattutto in Italia, dove si era registrato un forte clima di ottimismo nei primi mesi del 2014, la fiducia degli investitori  ha subito un calo repentino. I bassi tassi di interesse, l’elevata liquidità nel sistema e politiche monetarie accomodanti aumentano le probabilità che i prezzi delle attività finanziarie raggiungano livelli non coerenti con il ciclo economico. In generale, gli indicatori di mispricing nei mercati azionari dell’area euro segnalano una valutazione delle società quotate in linea con i fondamentali economici; tuttavia, analizzando il settore bancario italiano, gli istituti di credito del Belpaese mostrano quotazioni di mercato superiori a quelle teoriche, a causa delle aspettative favorevoli sulle prospettive del sistema bancario italiano.

Relativamente al settore corporate, nei primi mesi dell’anno le emissioni di obbligazioni “non-investment grade” di società europee hanno rappresentato il 26% del totale, in aumento rispetto al 20% registrato nello stesso periodo del 2013. La diffusione di tali emissioni è da ricercarsi soprattutto nella la diminuzione dei rendimenti in tutti i settori e per tutte le categorie di rischio e nella bassa volatilità, che hanno portato i rendimenti intorno al 2% per le obbligazioni  a tripla B e intorno all’1% per i titoli che hanno un rating superiore. Anche i titoli del debito pubblico  sono stati caratterizzati da una diminuzione dei rendimenti, soprattutto per le scadenze a lungo termine,  data una generale diminuzione del rischio sovrano avvertito dai mercati.

L'analisi della Consob evidenzia segnali incoraggianti per la ripresa dell’economia europea: in Italia e Spagna rallenta il deterioramento della qualità del credito, sono migliorate le condizioni di accesso al credito sia delle famiglie sia delle imprese e si stanno gradualmente riducendo le disuguaglianze nell’accesso al credito bancario tra i diversi paesi europei. Nonostante le premesse incoraggianti, Spagna e Italia hanno diminuito i crediti effettivamente erogati alle imprese ed i tassi di interesse si attestano ancora a livelli superiori rispetto a Francia e Germania. Tutto ciò a causa del clima di sfiducia ancora presente nell’eurozona, con gli operatori che non credono in una rapida inversione del ciclo economico.

I dati sui ricavi e sulla redditività delle aziende quotate non finanziarie rimangono ancora su livelli piuttosto bassi se confrontati con le medie degli anni precedenti alla crisi; inoltre l’Italia è maglia nera in Europa per il numero di società che registrano perdite nei bilanci. Secondo quanto indicato nello studio della Autorità di Vigilanza, il cammino intrapreso nei primi mesi del 2014 verso la stabilizzazione potrebbe essere pregiudicato da una crescita economica lenta, dalla fragilità delle finanze pubbliche e dal perdurare di premi al rischio estremamente contenuti che potrebbero innescare, infatti, improvvise correzioni nei prezzi.

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