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I cinque fattori che stanno contribuendo al ritorno dell’inflazione


Dopo anni di disinflazione nei mercati sviluppati sembra che siamo finalmente in presenza di pressioni inflazionistiche. Il timore per la deflazione predominante in Giappone e nella zona euro negli ultimi tre anni ha iniziato a svanire alla fine del 2016, complici le promesse di ampie misure di espansione economica negli Stati Uniti che hanno alimentato le aspettative di un aumento dell’inflazione su scala mondiale. Le forze inflazionistiche sono particolarmente solide, soprattutto negli USA - dove lo stimolo ciclico positivo è intensificato dall’attuazione del programma di espansione fiscale di Trump - e nel Regno Unito - dove il deprezzamento della valuta colpisce i prezzi delle importazioni di beni e servizi. Nell’Eurozona e in Giappone, inoltre, il cambiamento nella dinamica dei prezzi è molto evidente. È arrivato il momento di iniziare a preoccuparsi per un ritorno dell’inflazione?

Secondo Monica Defend, head of global asset allocation research di Pioneer Investments, “gli investitori dovrebbero essere consapevoli dell’attuale situazione circa l’inflazione per costruire portafogli in grado di resistere a questo nuovo scenario di mercato”. Ecco quali sono, secondo l’esperta, i principali fattori che stanno guidando l’inflazione a livello globale.

Driver#1: le tensioni nel mercato del lavoro statunitense. L'inflazione salariale sta cominciando a salire negli Stati Uniti. Il ritorno delle imprese americane nel Paese e la spesa in infrastrutture può generare ulteriore pressione sul mercato del lavoro.

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Driver #2: l’aumento dei prezzi delle materie prime. Le prospettive sulle commodities sono positive. Defend, come molti altri esperti, prevede che la ripresa della domanda globale continuerà a sostenere il prezzo delle materie prime. Probabilmente petrolio e metalli preziosi avranno un miglior comportamento rispetto alle materie prime agricole, mentre la previsione sul prezzo del greggio è di 60 dollari al barile alla fine del 2017.

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Driver #3: una politica fiscale più accomodante. La deregolamentazione, l’abbassamento delle imposte per le imprese e sulle persone fisiche e una maggiore spesa in infrastrutture possono essere i motori dell’espansione fiscale negli Stati Uniti. Politiche fiscali accomodanti sono attese anche in Giappone e nell’Eurozona.

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Driver #4: inflazione nel settore dei servizi. I trend demografici e una ripresa economica globale, potrebbero sostenere l’inflazione dei servizi, soprattutto nei settori immobiliare e dell’healthcare.

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Driver #5: globalizzazione più debole. L’eventuale aumento delle misure protezionistiche e del populismo potrebbero segnare un punto di svolta per la globalizzazione che negli ultimi 20 anni ha portato a una caduta dei prezzi e dei salari.

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