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I benefit manager dei fondi pensione sono soffocati dalla burocrazia


Quasi due terzi (62%) dei manager, responsabili a livello corporate dei fondi pensione e dei piani di employee benefit, sostengono che la gestione della quotidianità impedisce di focalizzarsi sulle attività ad alto valore aggiunto e limita il loro apporto strategico alle attività aziendali. L’indagine Current and Emerging Global Benefit Themes di Towers Watson evidenzia che tre quarti (75%) degli intervistati sente una crescente pressione a “fare di più in meno tempo” che implica la necessità di rivisitare profondamente l’organizzazione del proprio lavoro se l’obiettivo da perseguire è la creazione di valore per l’azienda. Fabio Carniol, managing director per l’Italia di Towers Watson commenta: “dall’indagine emerge che i Benefits Manager, globali o regionali, da un lato sono soggetti a continue pressioni per generare soluzioni ad alto valore aggiunto per i gruppi di appartenenza, dall’altro sono sopraffatti da una serie di incombenze amministrative necessarie per garantire l’operatività della funzione HR.

Per superare questo problema, si rende indispensabile fare il punto sulle attività presidiate dall’intero team, valutare attentamente se abbiano o meno un impatto tangibile sul business e se siano svolte efficientemente.  È inoltre importante che i Benefits Manager identifichino il modello operativo più appropriato considerato il contesto e le attività svolte a livello Corporate facendo ricorso, per esempio, ad un mix di insourcing, co-sourcing e outsorcing, al fine di liberare tempo e risorse utili al raggiungimento di obiettivi maggiormente strategici”. Secondo l’indagine, circa il 70% degli intervistati prevede un significativo aumento del loro coinvolgimento a livello regionale o globale, in particolar modo su tre macro aree: il controllo globale dei piani di benefit, il finanziamento di tali piani e la gestione del rischio e  il livello di gradimento dei programmi da parte dei dipendenti. Dal punto di vista geografico, i manager identificano il Regno Unito, gli Stati Uniti e la Germania come paesi prioritari sui quali concentrare le attività di revisione finanziaria e strategica dei piani nel corso del 2015; in seconda priorità, a fronte dei cambiamenti legislativi pensionistici in corso, posizionano i Paesi Bassi. Infine, identificano Brasile, Cina e India come candidati per le attività di revisione dell’operatività dei piani  di benefit.

Fabio Carniol aggiunge: “c’è grande consenso da parte degli intervistati nel ritenere che le vere opportunità di creare valore aggiunto si concretizzino quando la Corporate partecipa attivamente alla gestione globale dei fondi pensione e dei piani di employee benefits, ad esempio trasmettendo ai locali i benefici derivanti da esperienze  e competenze globali. La sfida è quella di riuscire a  liberare tempo e risorse per creare valore e sfruttare al meglio le occasioni.  La nostra collaborazione con i Centri di Competenza (CoEs) di molti Gruppi ha portato alla definizione di idee e tecniche che le società multinazionali possono adottare più sistematicamente per riuscire in questa impresa. Una soluzione per i Benefits Manager delle società capogruppo è quella di definire una strategia globale ed un approccio gestionale coerenti – da coniugare con una serie di elementi facilitatori quali, per esempio, linee guida e politiche, mappe delle priorità, strumenti tecnologici e forum in rete per condividere esperienze. “Stiamo anche aiutando molte multinazionali a ripensare i modelli operativi e di governance adoperati per la gestione dei programmi di employee benefits. Anche questo permette ai team preposti alla gestione globale dei benefits di individuare delle opportunità strategiche per la società e i suoi dipendenti”.

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