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I 10 fondi obbligazionari più venduti in Europa nel 2013


L’industria europea dei fondi ha registrato l’anno scorso una raccolta netta totale di 183,5 miliardi di euro. Secondo l'ultimo rapporto pubblicato da Thomson Reuters Lipper, questo è stato il risultato di una raccolta netta pari a 96 miliardi di euro in prodotti obbligazionari, 92 miliardi di euro in fondi azionari e 85 miliardi in fondi misti. Cifre negative invece per i prodotti monetari con 93 miliardi di deflussi e fondi di materie prime con 8 miliardi. Il contrasto con il 2012 è notevole, in quanto allora l'egemonia di obbligazionari era pressoché totale.

Nel 2013, il fondo obbligazionario piú venduto in Europa è un prodotto di Franklin Templeton Investments , il Templeton Global Total Return Fund , fondo globale  gestito da Michael Hasenstab, che l'anno scorso ha registrato entrate nette per 6,74 miliardi di euro. Al secondo posto troviamo  M&G Optimal Income, gestito da Richard Woolnough,  prodotto che ha raccolto 5, 54 miliardi. Al  terzo posto del ranking si colloca un fondo di debito ad alto rendimento di ING Investment Management, ING ( L) Renta Fund Global High Yield, che lo scorso anno ha visto una raccolta netta per un valore di 3,49 miliardi di euro.

Nella top 10 dei fondi obbligazionari più venduti troviamo all’ottavo posto il fondo italiano Pioneer Funds – US High Yield, di Pioneer Investments, con una raccolta di  610,7 milioni di euro. Il fondo è gestito da Andrew Feltus che describe a Funds People i 3 punti chiave della sua strategia di investimento:

1. Il mercato azionario sia oggi molto interessante. I profitti continuano a crescere e le valutazioni sono ragionevoli e sicuramente molto più interessanti di quelle del mercato obbligazionario. Un mercato azionario in crescita supporta quello high yield perché riflette l’incremento di valore di un'attività che consente agli investitori di titoli high yield  di essere più tranquilli sul valore di ritorno dei propri bond”.


2. L’extrarendimento dei titoli high yield compensa i diversi rischi di questa asset class come quelli di default, volatilità e liquidità. Crediamo che l'attuale pricing potrà consentire di avere dei buoni ritorni, non elevatissimi ovviamente, perché spread e rendimenti in questi momenti non sono ai loro valori massimi.


3. Il tasso di default è oggi basso, intorno al 2/3%.  Sono due i fattori che condizionano i tasso di default: i profitti delle aziende e la liquidità del sistema. I primi continuano ad essere buoni, anzi ci aspettiamo che crescano, anche se ad un tasso più “normale” rispetto a quello che abbiamo visto dopo la crisi finanziaria. Poi, anche dopo l’inizio del “tapering” della Fed, i default dovrebbero rimanere bassi perché la crescita economica e profitti aziendali continueranno ad essere sostenuti.  

“Nonostante gli spread si siano abbassati rispetto i valori medi, riteniamo ci siano ancora motivi per essere positivi verso i titoli US High Yield nei prossimi mesi”, conclude il gestore.
 
Di seguito il ranking completo:

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