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Ecco perché gli hedge funds sono in calo


Dall’inizio dell’anno, il settore degli hedge funds ha subito deflussi netti pari a 23 miliardi di dollari, secondo quanto si legge nei dati di Hedge Fund Research. Una cifra che sembra non essere troppo alta se consideriamo che, in realtà, rappresenta circa l’1% del totale degli asset gestiti dall’industria. Eppure, quello che più preoccupa il settore, è questo continuo trend. A maggior ragione visto che durante l’anno il comportamento degli indici è stato relativamente positivo, con il HFRI Fund Weighted Composite Index che tra gennaio e agosto ha segnato un +3,5%.

Che succede allora nel settore? Per Stefano Bestetti, director di Hedge Invest SGR “il mondo della gestione attiva, di cui gli hedge fund sono i massimi rappresentanti, ha registrato dei deflussi da inizio anno a causa di performance spesso più contenute rispetto alle gestioni passive o tradizionali. Il QE implementato dalle principali banche centrali ha in sostanza innescato un rally su tutte le asset class, con la sola eccezione del mercato azionario europeo e del Giappone. Non solo. Molti comparti del mercato finanziario hanno raggiunto valutazioni lontano dai valori fondamentali tanto che si inizia sempre più a parlare di rischio bolla in specifici segmenti. I gestori attivi, tra cui gli hedge fund, in questo scenario a causa della presenza in portafoglio di posizioni ribassiste (short) strutturali per proteggere le idee lunghe (rialziste) e  di un approccio di portafoglio che porta a investire solo dove si trova un adeguato profilo di rendimento/rischio, hanno molto spesso perso i rally che hanno contraddistinto il mondo obbligazionario e azionario, dove le valutazioni sono molto alte”.

Secondo alcuni esperti il complicato scenario dei mercati finanziari, insieme alla discussione aperta sulle elevate commissioni di gestione che affliggono soprattutto gli hedge funds, sono infatti i principali problemi. In questo contesto di mercato, le commissioni di gestione hanno infatti un’incidenza diretta nel rendimento netto per l’investitore, che dunque è sempre più sensibile ai costi.

Da inizio anno gli hedge funds con asset inferiore al miliardo di dollari sono andati meglio (+ 3,6% fino ad agosto) dei big, che hanno guadagnato all’incirca un 2,1%, anche se in entrambi i casi si tratta di risultati scarsi, viste le commissioni che intascano. Alcuni degli hedge funds più conosciuti sul mercato, come Paulson, Perry Capital e Brevan Howard AM hanno sofferto importanti deflussi soprattutto dai clienti istituzionali che si sono sentiti frustrati per dove pagare alte commissioni a cambi di scarsi ritorni. I rimborsi registrati sono stati i più alti dai tempi della crisi finanziaria.

Tutta colpa (forse) degli ETF

Ma perché gli hedge funds non sono capaci di generare rendimenti più allettanti? Secondo alcune teorie il problema arriva dal boom delle strategie di gestione passiva e dai fondi quantitativi.Per Stuart Roden, presidente di Lansdowne Partner, uno degli hedge funds più longevi del Regno Unito, è solo “una brutta scusa”. Come spiega a Bloomberg tutto ciò non è una giustificazione ragionevole, che possa spiegare la bassa crescita patrimoniale che negli ultimi anni si registra.

Un’opinione che contrasta con Andrew Law, presidente di Caxton Associates, secondo il quale la crescita limitata del settore dipende dal fatto che i fondi ormai sono eccessivamente grandi e non sono più in grado di rispondere alle attese dei clienti. “Da qui in avanti, gli investitori possono accedere a fondi alternativi più snelli in seguito al ridimensionamento delle masse e beneficiare di costi di gestione più contenuti dato che non vengono applicate performance fee”, aggiunge Bestetti.

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