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Guzzini (Finlabo): "C’è una bolla sulle small cap italiane: fate attenzione ai PIR"


“Siamo sempre stati molto investiti sulle società a piccola e media capitalizzazione italiane, ma ora, tranne qualche rara eccezione, non vediamo più valore” afferma Alessandro Guzzini (nella foto a sinistra), socio fondatore e CEO di Finlabo SIM, boutique di gestione del Dynamic Equity, fondo che vanta il rating di Consistente Funds People e premiato di recente come miglior fondo absolute return dalla società di valutazione fondi Lipper. “L’andamento dell’indice Star ricalca quello del NASDAQ americano. L’indice si è moltiplicato per 4 negli ultimi 5 anni, e la salita è legata per lo più alla crescita dei multipli di mercato” continua Guzzini.

Cosa c’entrano i PIR con l’andamento dello STAR?

“I PIR debbono investire almeno il 70% in strumenti emessi da imprese italiane ed almeno il 30% in titoli a piccola e media capitalizzazione. E’ evidente quindi che una buona parte della raccolta effettuata dai PIR finisce per essere investita nei titoli dello STAR con l’effetto di gettare altra benzina su un mercato già piuttosto surriscaldato”.

C’è un rischio quindi che gli investitori entrino sui massimi ?

“E’ sempre difficile fare previsioni ed anzi è probabile che nel breve i titoli continueranno a salire, anche per via della relativa illiquidità che caratterizza molte delle società quotate nel listino milanese. Tuttavia riteniamo che il rialzo non sia destinato a durare a lungo, sia perché le valutazioni iniziano ad essere piuttosto elevate, e quindi gli investitori più smart inizieranno a prendere profitto, sia perché a nostro avviso il ciclo dei tassi, a partire da quello americano, inizierà a divenire più restrittivo, e questo provocherà nel medio periodo una caduta dei mercati azionari. Il risultato finale potrebbe essere quindi quello che non solo non si realizzino i rendimenti sperati, ma peggio ancora, il vantaggio fiscale dei PIR potrebbe trasformarsi in un boomerang visto che perdite realizzate su questo tipo di strumenti non darebbero luogo ad un credito d’imposta”, avverte Guzzini.

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