Grecia, l’Eurogruppo marca stretto


Sul fronte greco, i mercati si fanno volatili. Ma nemmeno troppo. Sta di fatto che l’Eurogruppo aspetta una risposta scritta da parte del governo greco in merito all’estensione dell’attuale programma di assistenza qualora decidesse in tal senso. È questa la situazione dopo il fallimento della seconda riunione dei ministri finanziari che non sono riusciti a trovare un accordo. “Ora è il momento di raffreddare le tensioni”, fa sapere una fonte europea coinvolta direttamente nelle discussioni che continuano a margine della riunione Ecofin. Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem sottolinea: “occorre che la Grecia accetti l’estensione del programma attuale e solo a quel punto si discuterà la nuova fase”. Non è ancora chiaro se l’Eurogruppo si riunirà venerdì prossimo. Secondo alcuni la riunione potrebbe anche tenersi all’inizio della prossima settimana. Intanto il governo greco ritiene che un accordo con i partner europei resti “totalmente fattibile” ma non accetterà ultimatum. Lo riferisce una fonte governativa di Atene, dopo la rottura della trattativa nella riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles.

Atene continua a contestare di dover collaborare strettamente con i partner europei su temi di politica economica come pensioni o lavoro, e rifiuta ogni estensione o completamento dell’attuale programma di bailout. Il governo greco, insomma, sarebbe concentrato nella ricerca di una soluzione mutualmente benefica con i partner europei. Per la Grecia, del resto, le cose sono davvero critiche. A fine mese scade l’attuale programma di aiuti, e in assenza di un accordo che permetta di incassare i 7 miliardi che costituiscono l’ultima tranche di aiuti il Paese si ritroverà subito senza la liquidità necessaria per pagare gli stipendi e far fronte alle spese correnti. E in questa fase è impossibile per la Grecia rivolgersi al mercato a costi sostenibili, dato che il tasso di interesse dei titoli di Stato a dieci anni sfiora il 10%. In gioco, è bene ricordarlo, ci sono i quasi 190 miliardi di debito (tra prestiti bilaterali e fondo salva Stati) che sono nelle mani degli altri Paesi europei.

L’Italia è il terzo Paese più esposto dopo Germania e Francia: la Penisola ha prestato alla Grecia quasi 40 miliardi, a cui vanno vanno inoltre aggiunti, come sottolineato in un report di Barclays, gli oltre 19 miliardi del “Target 2”, un meccanismo di compensazione dei pagamenti tra banche nazionali coordinato dalla BCE. “Per quanto sia piccola la possibilità di una fuoriuscita della Grecia dall’euro (anche se Commerzbank in un report l’ha data al 50% delle probabilità, ndr) inevitabilmente la vicenda porta della volatilità sui mercati”, commenta Massimo Baggiani, head of International Equity di Symphonia SGR. Che aggiunge: “ai risultati elettorali si sapeva che ci sarebbe stato un periodo altalenante di pessimismo e ottimismo. Le promesse elettorali continuano a essere discordanti ed era inevitabile che sarebbe stato un teatrino. A piccoli passi, politicamente, ogni giorno ci sarà una fase diversa. Ma lo scenario di base è che prima o poi troveranno un accordo. A oggi non ci sono timori di un effetto epidemico. Tanto che questo non viene riflesso nel sistema bancario europeo né nelle obbligazioni europee. Se dovesse uscire, allora il mercato scenderebbe in modo drammatico. Di certo, però, le vicende greche tengono limitato il mercato in parte. Ma, al netto delle tensioni geopolitiche e delle manovre del governo cinese, i flussi in entrata sono abbondanti, il ciclo globale è buono e il mercato è solido”, conclude.  

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