Global bond, ancora valore nei corporate e negli high yield


I comparti global bond sono un’asset class vasta e complessa che può portare a una dispersione dei rendimenti. In questo contesto di mercato, dove ci si può focalizzare per trovare valore? La risposta, secondo Vontobel AM, si trova nei corporate e negli high yield.

Una bussola per i global bond

In Europa ci sono più di 100 mila classi di fondi, che sono a loro volta suddivisi in oltre 300 categorie”, spiega Francesco Paganelli, fund analyst, EMEA Morningstar Europe, che ricorda che alla base di tutto c'è la necessità di aiutare gli investitori a fare le migliori scelte di investimento: l'idea di fondo, infatti, è che due fondi della stessa categoria possono essere considerati ragionevoli sostituti nell'ottica di costruzione di un portafoglio. Ma come muoversi in questa giungla di prodotti?  “La struttura delle categorie evidenzia le principali esposizioni a determinati fattori di rischio: quindi non soltanto asset class (ossia bond azionari, obbligazionari etc), ma anche una differenziazione per area geografica di riferimento, market cap, stile, emittenti, settori ed esposizione valutaria”, dichiara  Paganelli, che prosegue dicendo che in questo mercato due sono le principali categorie: i global bond e i global flexible bond.

La prima, quella degli obbligazionari globali, raggruppa i fondi che investono in un portafoglio diversificato di obbligazioni, principalmente investment grade, denominate in una vasta gamma di valute. “Questa è la categoria principale per numerosità e masse. Ci sono infatti oltre 300 fondi, suddivisi in mille classi, per più di 90 miliardi di euro di AuM”, aggiunge  Paganelli. La seconda categoria, quella degli obbligazionari flessibili globali, ha per oggetto fondi che hanno la flessibilità di investire in un'ampia tipologia di obbligazioni e che possono esibire significative concentrazioni di rischio, come rilevanti esposizioni a bond non-investment grade, debito di Paesi emergenti e valute. “Questa categoria è stata introdotta ad aprile 2015 e conta poco più di 40 comparti”, illustra l'analista di Morningstar. Complessivamente, tutte le categorie di global bond raggruppano oltre 300 miliardi di masse. Ovviamente, a seconda dell'andamento dei mercati, alcune categorie possono andare meglio di altre, ma anche all'interno della stessa categoria ci possono essere delle profonde differenze. 

Il valore nel fixed income

C’è ancora valore nel fixed income? Che scenario attende i mercati obbligazionari? 
Di tutto questo ha parlato Mondher Bettaieb-Loriot, responsabile del team corporate bond di Vontobel AM. “Le obbligazioni corporate continuano a essere abbastanza attraenti e ancora ora continua a esserci un buon valore”, commenta Bettaieb, che è convinto che i tassi di interesse e i rendimenti non aumenteranno tanto. Dal lato pubblico, i governi hanno troppo debito, la popolazione invecchia e questo è un elemento chiave. “Nel 2025, oltre il 20% della popolazione dell'Ue avrà più di 65 anni e i governi per ridurre al minimo le loro passività dovranno cambiare i loro sistemi pensionistici, spostando il rischio pensione sui contribuenti, attraverso sistemi a contribuzione definita”, spiega Bettaieb, che precisa che le pensioni passeranno da un sistema a “benefici definiti” a uno a “contribuzione definita”. 

Questo cambiamento dei programmi pensionistici genererà un ampio pool di denaro, stimato in circa 7 mila miliardi di dollari nei prossimi 10 anni. Quindi, si creeranno grandi opportunità per i gestori patrimoniali del reddito fisso. “Si assisterà a una domanda di titoli a reddito fisso con i rendimenti che dovrebbero restare tendenzialmente bassi”, aggiunge il gestore. Si stima, infatti, che almeno il 40% del pool di asset, quindi circa 280 miliardi di dollari, si trasformerà in domanda annua di bond solo nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Australia. A questo si aggiunge poi un tasso di inflazione che resterà relativamente basso, sia in USA sia in Europa, e quindi non renderà necessario, per le Banche centrali, aumentare i tassi. 

“Dal lato privato, poi, la produttività è bassa, gli imprenditori non creano margini e gli investimenti sono bassi. E questo è un problema”, prosegue  Bettaieb, che ricorda che gli investimenti vengono effettuati se la produttività e i margini possono essere aumentati. Ma la gente non ha incentivi per investire. Ci mancano innovazioni chiave che possono riaccendere investimenti produttivi. E ancora, l'avvento della digitalizzazione, che permette di riprodurre beni a costi quasi a zero, è estremamente deflazionista. Inoltre, la robotica potrebbe ridurre i posti di lavoro. “Alla luce delle forze deflazionistiche e della natura insolitamente debole del ciclo di produttività e di espansione, la Fed dovrebbe rimanere colomba”, prosegue il gestore, che aggiunge che ciò è molto positivo per gli spread del credito corporate. “Penso che la Fed si muoverà il prossimo anno e, anche se lo farà a fine 2015, sarà un intervento basso, un aumento graduale. In questo contesto, i corporate bond e gli high yield sono interessanti”, prosegue  Bettaieb, che non crede che ci sia un rischio sistemico e che la Cina costituisca un problema.

Vontobel Fund Bond Global Aggregate

“La Cina non è un problema, ha tutte le risorse per far fronte al rallentamento della sua crescita, ma l'impatto potrebbe essere importante su altri Paesi, così come un maggior rischio c'è nei confronti dei mercati emergenti che hanno una dipendenza dalle commodity”, aggiunge Hervé Hanoune,  gestore del Vontobel Fund Bond Global Aggregate e responsabile del team fixed income di Vontobel AM, che ritiene che Vontobel Bond Global Aggregate sia una soluzione performante per ogni situazione. Secondo Hanoune, l'attuale scenario dei mercati, caratterizzato da bassa crescita e bassa inflazione, continua a rendere attraenti i prodotti a spread e il credito in particolare. “In una situazione di bassi rendimenti ci sono tante opportunità”, conferma Hanoune, che precisa che il fondo (che compie un anno) ha uno stile gestionale estremamente flessibile e dinamico e può investire fino al 25%  in corporate high yield  (es BB + o inferiore), fino al 40% in debito dei Paesi emergenti  (non-OECD), fino al 20% in prodotti ABS e MBS e fino al 15% restante in obbligazioni convertibili. “Si tratta di un fondo estremamente attivo, con un rendimento del 4%, in linea con l'obiettivo del 5%, che investe in 121 posizioni, di oltre 25 Paesi”, conclude Hanoune.  

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