Gli azionari europei provano a dimenticare Brexit


Dopo la paura iniziale, i mercati azionari europei non si sono fatti prendere dal panico per il voto favorevole all’uscita del Regno Unito dall’Ue. Dal 23 giugno, giorno del referendum al 26 agosto, l’indice Msci del Vecchio continente guadagna l’1,3% e quello che ha focus sull’area euro il 2,5%. Nei mesi estivi, le Borse hanno cercato faticosamente di lasciarsi alle spalle un primo semestre dominato dalle vendite.

Stress test

Luglio ha segnato la svolta rispetto alle tensioni generate dall’attesa per il voto inglese e dalla sorpresa per la vittoria del sì. Gli investitori sono tornati a concentrarsi sui conti societari e su alcuni dati macroeconomici positivi, come alcuni miglioramenti negli indici di fiducia delle imprese e dei consumatori. Una delle principali fonti di volatilità sono stati i titoli bancari. I risultati degli stress test, condotti dall’EBA (Autorità bancaria europea) e pubblicati il 29 luglio, hanno messo in evidenza le debolezze del sistema europeo.

“I test hanno mostrato la lentezza con cui gli istituti della regione sono stati ricapitalizzati” dice Stephen Ellis, analista di Morningstar in un report del 1 agosto, “ma siamo convinti che l’EBA sarà in grado di esercitare la moral suasion necessaria per convincere le banche a risolvere i problemi che possono preoccupare maggiormente gli investitori. In generale, i dati hanno confermato che i sistemi più deboli sono quelli italiano, inglese e tedesco”. Brexit ha introdotto nuovi rischi; tuttavia rappresenta anche un incentivo per gli istituti di credito a intraprendere azioni immediate per risolvere i problemi di redditività e patrimoniali.

Banche centrali

Gli effetti del referendum inglese, non solo sui mercati finanziari, ma anche sull’economia sono tuttora oggetto di valutazione da parte degli analisti. Secondo alcuni, il pericolo di recessione è stato sovrastimato; tuttavia la Bank of England ha voluto mandare un messaggio rassicurante lanciando un piano di allentamento monetario (Quantitative easing) tramite l’acquisto di titoli governativi e obbligazioni corporate. Dal canto suo, la Banca centrale europea ha ribadito nella riunione di luglio di essere pronta ad agire ancora, se necessario, per garantire la stabilità dei prezzi.

Oltre alla situazione interna, l’Europa deve fare i conti con il contesto internazionale. Il fallito golpe in Turchia ha aumentato l’incertezza del quadro geopolitico. Oltreoceano, invece, si avvicinano le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, il cui esito appare tutt’altro che scontato.

 

GraficoBrexit

 

Il rally delle small cap

Guardando alle performance, tra le diverse categorie di fondi specializzate sul Vecchio continente, hanno approfittato del rally di luglio e agosto soprattutto quelle sui titoli a piccola e media capitalizzazione dell’area euro, che erano state tra le più penalizzate dalle vendite immediatamente dopo il voto inglese. Nel complesso i comparti con focus sui mercati della moneta unica si sono comportati meglio di quelli diversificati a livello europeo. Per contro, i più penalizzati sono stati i prodotti specializzati sulle società ad alto dividendo. 

Effetto sorpresa

Le dinamiche sui flussi mostrano chiaramente quanto Brexit abbia colto di sorpresa gli investitori. A maggio non c’è stato nessun fuggi fuggi dai fondi distribuiti in Europa. I monetari, tradizionalmente usati nelle fasi di risk-off, hanno avuto una raccolta netta di 16,7 miliardi, inferiore ad altri periodi di shock dei mercati. Ancora più significativo è il dato dei fondi specializzati sulla Borsa di Londra e le obbligazioni in sterline. Nonostante a maggio i riscatti siano stati di 1,2 miliardi per le categorie azionarie in sterline, questo livello è inferiore a quello di aprile e del primo semestre 2015. Tra gli obbligazionari sono prevalsi i deflussi (-457 milioni a maggio contro +686 milioni ad aprile), un chiaro segnale del sentiment degli investitori, che comunque ancora una volta era stato molto più negativo nell’estate 2015, quando la discesa delle quotazioni del petrolio e i timori per l’economia cinese avevano mandato ko i mercati.  

Fuori dagli azionari Europa

Gli effetti del voto inglese si sono fatti sentire a fine giugno e a luglio, soprattutto sui fondi azionari Europa e United Kingdom. La peggiore è stata la categoria Europe large cap blend equity con oltre 6 miliardi di riscatti netti nei due mesi, di cui 3,4 miliardi a luglio. È bene, però, precisare che le Borse del Vecchio continente sono state le meno popolari tra gli investitori sin dall’inizio dell’anno. Morningstar stima deflussi netti per 11,5 miliardi dalle large cap da gennaio. 

Gli inglesi sembrano i più avversi al rischio in questa fase. Sono, infatti, i principali protagonisti delle vendite di fondi specializzati sul listino londinese e sulla categoria Europa ex-UK. Tuttavia, i titoli azionari di Londra non sono stati quelli che hanno pagato il prezzo più caro di Brexit. La situazione peggiore tocca il segmento immobiliare. “I deflussi di 670 milioni a luglio non riflettono il quadro completo”, spiega Ali Masarwah del team editoriale di Morningstar. “Molte società di gestione hanno chiuso i fondi dopo la prima ondata di riscatti, impedendo agli altri sottoscrittori di uscire”.

Si salvano gli emergenti

L’avversione al rischio azionario non riguarda solo l’equity europeo, ma anche i titoli quotati sui mercati dei Paesi sviluppati, compresi gli Stati Uniti e il Giappone. Da inizio anno, i riscatti netti dall’Equity US large cap blend sono stati di 2,5 miliardi, mentre dal Japan large cap di 6,4 miliardi. Gli investitori, invece, hanno riscoperto le aree emergenti: i comparti equity hanno raccolto oltre 6 miliardi da inizio anno, senza risentire delle tensioni generate dal voto inglese. A luglio, infatti, i flussi netti sono stati superiori a 3 miliardi di euro. Sono andati bene anche i prodotti specializzati sul debito emergente, che nel solo mese di luglio hanno avuto un saldo netto positivo per quasi 4 miliardi.

Categorie Morningstar Rendimenti % dopo Brexit Rendimenti % prima di Brexit Rendimenti da inizio anno %
EAA OE Eurozone Small-Cap Equity 2,76 -4,23 0,62
EAA OE Eurozone Mid-Cap Equity 2,42 -5,66 -2,06
EAA OE Europe ex-UK Small/Mid-Cap Equity 2,11 -2,89 -1,86
EAA OE Eurozone Large-Cap Equity 1,63 -5,82 -4,54
EAA OE Eurozone Flex-Cap Equity 1,25 -5,34 -2,59
EAA OE Europe Flex-Cap Equity 1,15 -4,16 -4,49
EAA OE Europe Large-Cap Growth Equity 1,11 -4,73 -4,06
EAA OE Europe Small-Cap Equity 1 -4,03 -4,32
EAA OE Europe ex-UK Large-Cap Equity 0,92 -5,69 -5,29
EAA OE Europe Mid-Cap Equity 0,44 -5,16 -6,33
EAA OE Europe Large-Cap Blend Equity 0,43 -5,26 -5,53
EAA OE Europe Large-Cap Value Equity -0,02 -5,25 -5,47
EAA OE Europe Equity Income -0,41 -4,65 -5,51
MSCI Europe NR EUR 1,26 -4,47 -3,27
MSCI EMU NR EUR 2,5 -5,88 -3,53

Fonte: Morningstar Direct. Dati in euro al 26 agosto 2016.

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