Gli azionari emergenti pronti a superare gli ostacoli


Da T. Rowe Price sono ottimisti per quanto riguarda il futuro dei mercati emergenti. In particolare Gonzalo Pangaro, portfolio manager del fondo Consistente Funds People T. Rowe Price Funds SICAV – Emerging Markets Equity Fund, sostiene che “Le prospettive dei mercati emergenti sono sempre positive. Il miglioramento della crescita economica e la ripresa degli utili societari dovrebbero essere di buon auspicio per l’anno a venire. La crescita economica rispetto ai mercati sviluppati si è stabilizzata. Di fatto, il premio di crescita sta nuovamente aumentando, grazie ai segnali di ripresa in arrivo dalle economie più importanti – Russia e Brasile – che hanno attraversato un periodo di grave recessione. Le economie asiatiche continuano intanto a esibire un robusto andamento, in particolare l'India, la cui crescita mostra dinamiche estremamente vivaci. L’India è un ottimo esempio di un Paese che non ha esitato a introdurre le difficili riforme necessarie per garantire il proprio futuro. Il primo ministro Narendra Modi ha dimostrato determinazione, adottando misure impopolari a breve termine per riposizionare l’economia nazionale in modo da promuoverne la crescita strutturale”.

E la Cina? “L'economia cinese, viceversa, continua a perdere slancio. Tuttavia, un rallentamento della crescita non va confuso, a nostro parere, con una crisi. La Cina possiede, in ultima analisi, la capacità e la volontà di adottare politiche per impedire che le proprie dinamiche economiche e del debito finiscano nel caos”, afferma Pangaro.

In particolare, l’Emerging Markets Equity Fund ha come obiettivo quello di aumentare il valore delle sue azioni nel lungo periodo tramite l’incremento del valore dei suoi investimenti. Il gestore investe principalmente in un portafoglio diversificato di titoli azionari di società dei mercati emergenti, e può utilizzare strumenti derivati a fini di copertura e di efficiente gestione del portafoglio stesso. L’approccio su cui si basa Pangaro consiste nell’impiegare l’analisi fondamentale per identificare società con tassi di crescita degli utili superiori al mercato, porre una forte enfasi sulla solidità delle concessioni esclusive, qualità del team gestionale, flussi di cassa liberi e struttura di finanziamento/patrimoniale, verificare l’attrattiva della valutazione relativa rispetto all’insieme di opportunità sia del mercato locale che della regione, e infine di applicare uno screening negativo per fattori macroeconomici e politici al fine di attenuare l’entusiasmo bottom-up per titoli specifici.

E proprio in relazione all’approccio utilizzato nella gestione del fondo, dove l’analisi fondamentale è alla base della ricerca di società con utili superiori, che il gestore è convinto che “Il miglioramento della crescita economica sta creando un contesto più favorevole per gli utili aziendali. Nel 2016, si è prodotta una svolta degli utili nei mercati emergenti, dopo diversi anni di risultati deludenti. Questo miglioramento è riconducibile in parte alla ripresa delle materie prime, ma abbiamo assistito anche a un crescente numero di esempi di aziende che hanno cercato di risolvere i problemi con le proprie forze, concentrandosi sempre più spesso sul controllo dei costi, su una maggiore efficienza della spesa in conto capitale e sul miglioramento dei rendimenti per gli azionisti. Malgrado il robusto rialzo messo a segno nel 2016 dai listini azionari, le valutazioni dei mercati emergenti presentano ancora uno sconto interessante rispetto a quelle dei Paesi sviluppati, in particolare in termini di rapporto prezzo/valore contabile. In base ai rapporti prezzo/utili, i livelli valutativi sono meno uniformi, e in alcuni settori – come ad esempio i beni di consumo primari e l’assistenza sanitaria – appaiono leggermente superiori alle medie a lungo termine. La crescita degli utili, sinora relativamente anemica, potrebbe migliorare nel 2017, il che ci rende più positivi sui livelli attuali delle valutazioni”.

Per i professionisti dei Paesi emergenti, il tema Trump è sempre un punto molto delicato, in quanto il neo presidente della Casa Bianca continua a premere sulle politiche protezioniste promesse in campagna elettorale, col rischio quindi di compromettere le esportazioni di numerosi Paesi in via di sviluppo. “Nel 2017 uno dei fattori sfavorevoli ai mercati potrebbe essere l’impatto delle politiche del presidente Trump. Tuttavia, oggi la maggior parte delle economie emergenti è in grado di far fronte alle strette della Federal Reserve, che in ogni caso saranno probabilmente di modesta entità. In questi ultimi anni i saldi di parte corrente dei Paesi emergenti sono migliorati, le riserve di valuta estera sono aumentate, i tassi d’interesse reali sono saliti e molte valute si sono deprezzate. Per questo motivo le nostre previsioni si sono fatte più rosee e solo una drastica accelerazione dei tassi d’interesse statunitensi potrebbe indurci a ritoccarle al ribasso. In effetti, sebbene i tassi d’interesse reali siano ancora relativamente alti in vari mercati emergenti, il rallentamento dell’inflazione dovrebbe consentire alle banche centrali di queste economie di reagire riducendo i tassi”, conclude l’esperto.

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