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Giuliani (Azimut), “non sono in uscita”. Ed è record storico dell’utile netto consolidato


Il gruppo Azimut ha chiuso il conto economico al 30 giugno 2015 con un utile netto consolidato pari a 180 milioni di euro in sei mesi, balzato del 120% sullo stesso periodo del 2014 (gli analisti si aspettavano un utile netto semestrale a 174 milioni). “Quello appena concluso verrà ricordato come il miglior semestre del gruppo sia sotto il profilo economico-finanziario con un utile netto di 180 milioni di euro, sia a livello di crescita delle masse e di raccolta netta che da inizio anno sfiora i 4 miliardi. Prevedo di chiudere il 2015 a 4,5- 5 mld e stimo un utile netto consolidato a fine anno tra i 220-300 milioni di euro”, ha commentato l’ad e presidente del gruppo, Pietro Giuliani. L’utile netto del 2014 era stato di 92,1 milioni di euro.

Precisa: “inoltre abbiamo fatto oltre 400 milioni di ricavi da fee ricorrenti e performance fee”. La posizione finanziaria netta è pari a 350 milioni “ai quali possiamo aggiungere 250 milioni di obbligazioni convertibili, che porta a una cassa di 600 milioni circa”. Il risultato della raccolta netta è stato raggiunto anche grazie al consolidamento delle masse di alcune joint venture estere che hanno contribuito per 1,6 miliardi, aumentando il peso delle masse fuori dall’Italia al 12%. “In Italia stiamo andiamo molto bene e siamo fieri, allo stesso livello, di cosa stiamo facendo all’estero. Intanto abbiamo più che raddoppiato le masse negli ultimi tre anni e mezzo e siamo il decimo operatore in termini di dimensione nel Paese”.

Quanto all’annosa questione della circolare Consob sulla tutela degli interessi dei clienti (il 10 luglio scorso è stata emanata una comunicazione in merito alla distribuzione alla clientela retail di prodotti finanziari da parte di intermediari distributori di fondi esteri ed estero-vestiti, ndr), che ha fatto perdere al titolo un buon 10% in una settimana, Giuliani tiene a sottolineare che i partner finanziari di Azimut non sono remunerati sulla base delle commissioni di performance e che per questo motivo non c’è il rischio che ai clienti venga consigliato un fondo piuttosto che un altro. Continua: “dieci anni fa, a fronte di un cambio di regolamento delle performance fee sui fondi italiani in piena quotazione, tutti dicevano di sospenderla. Siamo cresciuti sette volte in borsa, ci hanno creduto solo gli stranieri”. Precisa: “se poi ci sarà un intervento normativo non prevedo impatti di medio periodo come abbiamo dimostrato già nel 2005 con un repricing effettuato in seguito a un cambio di normativa sui fondi italiani.

Mi appare comunque eccessiva l’attenzione posta sulle commissioni di performance e sulla loro incidenza sul nostro conto economico, soprattutto se messe in relazione al nostro utile che, seppure in crescita e piuttosto corposo, non appartiene al mondo della fantascienza”. Crediamo al valore dato ai clienti e questo, espresso da una performance media ponderata netta da inizio anno del 6%, più di un punto percentuale superiore all’industria, sia la risposta più chiara possibile in relazione alla salvaguardia dei loro interessi. Il nostro utile netto non è una slot machine, è misurabile”. I ricavi sempre nel primo semestre sono aumentati a 415 milioni (+65%), in linea con le previsoni degli analisti, mentre, su base trimestrale, l'utile netto è arrivato a quota 53 milioni (46 milioni le stime degli analisti), in crescita del 16% rispetto al secondo trimestre del 2014, e i ricavi a 176 milioni (+25%), poco sopra le attese degli analisti a 172 milioni. Inoltre, la posizione finanziaria netta consolidata, a fine giugno, è risultata positiva per 339,6 milioni di euro (303,9 milioni un anno prima e 312,4 milioni a fine dicembre 2014), con un flusso di cassa generato, nel semestre, di 218 milioni di euro. I dividendi pagati sono stati pari a 103 milioni di euro. “Siamo tra i più generosi in materia”, ha aggiunto Giuliani.

Sulla base della performance conseguita, entro la fine dell’anno sono attese due nuove acquisizioni, a testimonianza dell’importanza dello sviluppo del business esistente e dell’espansione internazionale per il gruppo, una in Sud America e un’altra (o forse due) in Australia. Poi, in relazione al fondo Arbitrage appena lanciato, il manager fa sapere: “in un mese abbiamo raccolto oltre 600 mln, si basa su arbitraggi fatti su nuove emissioni”. Infine, sul processo di fusione delle SIM in SGR, conclude: “alla fine dell’operazione, i 600 mln liberi li useremo per acquisizioni e a quel punto potremo usare anche la leva”. E precisa, sul fatto di essersi alleggerito sul patto: “non sono in uscita da Azimut e vorrei candidarmi al prossimo cda. Fino a che gli azionisti vorranno che resti, resto volentieri”. Sul gruppo è stato rinnovato il patto di sindacato che parte dal 7 luglio 2016, col 5% di azioni bloccate di cui Giuliani è presidente. 

 

 

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