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Gina Miller, la manager della City che ha fermato la Brexit


I piani del Governo di Theresa May per implementare la Brexit hanno trovato un nuovo ostacolo nella figura di Gina Miller, la manager della società d’investimento SCM Private che ha portato la Brexit fino in tribunale. E ha vinto, almeno per adesso. Nella sua sentenza, l’Alta Corte britannica ha abbracciato la posizione della Miller secondo la quale la natura consultiva del referendum celebrato lo scorso 23 giugno non legittima il Governo britannico a mettere in atto l’uscita del Paese dall’Ue senza l’approvazione del Parlamento, iter che la May aveva intenzione di non seguire. Durante la campagna referendaria, dei 650 deputati che siedono ai Comuni, 480 si erano schierati a favore della permanenza nell’Ue. Per tanto, se la sentenza - che è impugnabile – dovesse diventare definitiva, si verrebbe a creare una situazione al quanto scomoda che metterebbe in contrasto l’elettorato con i suoi rappresentanti.

Per adesso i laburisti festeggiano questa piccola conquista che ha a che vedere con una delle principali richieste del partito: che il processo decisionale contempli l’ok del Parlamento. Dal fronte opposto, rappresentato dal Partito per l’indipendenza del Regno Unito (Ukip) di Nigel Farage, ritengono che quanto accaduto costituisca un golpe contro i sostenitori di un hard Brexit. Quello che è chiaro è che la questione sull’uscita del Regno Unito dall’Ue ha preso vie legali e ciò potrebbe ritardare l’applicazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona oltre marzo del 2017, data inizialmente stabilita dalla May per richiedere l’uscita formale, soprattutto se il Governo manterrà ferma la sua posizione di non consultare il Parlamento, optando per il ricorso della sentenza di fronte al Tribunale Supremo, cosa che è stata già annunciata. Se dovesse accadere ciò, l’appello verrà risolto probabilmente agli inizi di dicembre il che, in altri termini vuol dire, ulteriore incertezza per i mercati.

Nella giornata di giovedì scorso, dopo la notizia della vittoria del ricorso della Miller presso l’High Court la sterlina ha guadagnato l’1% sul dollaro. “La volatilità probabilmente continuerà a essere una caratteristica dei mercati valutari. In questo caso, l’ottimismo degli investitori deriva dal fatto che il Parlamento britannico cercherà di allontanare il rischio di una hard Brexit, sostenuta dai Tories, il che sarà meno dannoso per l’economia britannica”, afferma Martin Arnold, analista di ETF Securities. “Le prime previsioni sul PIL del terzo trimestre indicano che continuerà a diminuire rispetto al secondo trimestre, collocandosi però a 0,2 punti percentuali al di sopra del consenso, con un calo della produzione industriale come fattore determinante del rallentamento. La sorpresa positiva potrebbe ritardare l’adozione di nuove misure di politica monetaria e probabilmente ridurrà anche le misure fiscali assunte”, riferiscono da Aberdeen.  

Nonostante la confusione che ha generato il risultato del referendum, sono sempre di più i gestori che iniziano a relativizzare l’impatto. “La Brexit comporterà una transizione molto complicata, ma non siamo troppo pessimisti. La politica fiscale avrà un ruolo determinante, ma anche quella monetaria continuerà a essere importante”, ammette Ken Leech, CIO di Western Asset, filiale di Legg Mason Global AM. L’impatto più grande, in ogni caso, lo subirà il Regno Unito. È quanto crede John Surplice, gestore di Invesco, che in un’intervista a Funds People ha dichiarato: “È più un problema per il Regno Unito che per l’Europa”. Secondo l'esperto, infatti, non vi è dubbio che la Brexit avrà delle conseguenze molto più importanti sull’economia britannica che su quella dell’Ue.

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