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Generali Investment Europe si rinnova e scommette sulla clientela istituzionale


Lo scorso luglio, la cessione di BSI ha rappresentato un passaggio chiave nel percorso di rilancio di Generali. Cosa rappresenta per voi?

Questa è un’iniziativa che si è sviluppata prima che io arrivassi nel gruppo. Inoltre non vi erano significative relazioni tra Generali Investments Europe e BSI, che riportava direttamente alla capogruppo (Generali).

Il vostro focus è la clientela istituzionale.  Come stanno andando le cose sul fronte della distribuzione e dell’asset management?

Sono arrivato con il mandato di portare Generali Investments Europe ad occupare un chiaro posizionamento strategico nell’industria dell’asset management, ponendosi come un player di riferimento per la clientela istituzionale. È un focus in linea con la natura del Gruppo Generali: siamo un asset manager di un grosso gruppo assicurativo. L’interlocutore più immediato, quindi, è il mondo istituzionale per attinenza di metodologie di gestione del portafoglio e di allocazione dei budget di rischio. Sul fronte dei prodotti, nel caso della clientela istituzionale, inoltre, c’è minore utilizzo dei benchmark rispetto al mondo retail e questo corrisponde al modo in cui abbiamo disegnato i nostri processi di investimento e la nostra offerta, in cui i prodotti absolute return occupano una posizione fondamentale. 

Sta cambiando qualcosa dal punto di vista della strategia di investimento?

In questa fase, c’è un interessante fenomeno per cui sempre più attori, a cominciare dai private banker e gli istituzionali come i fondi pensione, stanno cominciando a dare più valore al concetto di rendimento assoluto rispetto a quello relativo. E nel contesto italiano questo fenomeno emerge più che in altri paesi perché l’Italia viene da una cultura molto orientata al benchmark. Questo è un passaggio storico importante che stiamo verificando concretamente. Noi, come gruppo, puntiamo a offrire una gamma di prodotti a rendimento assoluto non legato a un indice di riferimento, venendo quindi incontro a questa evoluzione della domanda. 

Su quale linea strategica di massima, a livello di portafogli, vi state concentrando?

Negli ultimi sei mesi, abbiamo sviluppato una strategia incentrata su tre prodotti della SICAV lussemburghese del Gruppo, gestiti in delega da Generali Investments Europe. In primo luogo, è stato lanciato nel 2013 il comparto GIS European Recovery Equity Fund che ha raccolto circa 570 milioni di euro. Questo comparto investe principalmente in azioni del Sud Europa in un contesto di graduale ripresa della domanda in particolare e delle economie in generale. In secondo luogo, è stato lanciato il comparto GIS Absolute Return Multi Strategies, che ha raccolto più di 260 milioni di euro, e in terzo luogo è stato riattivato il comparto GIS Absolute Return Credit Strategies, che ha già raggiunto più di 520 milioni di euro di masse. Questi ultimi due prodotti sono i primi due scalini di una gamma a ritorno assoluto che il Gruppo pensa di sviluppare ulteriormente nel futuro, puntando magari sui convertibili o sui dividendi. Oltre a fornire rendimenti assoluti capaci di soddisfare i nostri clienti, vogliamo anche farlo allocando bene il rischio. Su questo abbiamo una comprovata expertise. Non vogliamo puntare a una macrogamma di fondi ma concentrarci su quello che sappiamo fare. Essere chiari e adeguati alle esigenze del modello distributivo. 

È in rampa di lancio qualche prodotto?

Sì. Presto Banca Generali lancerà un comparto della sua SICAV, il BG SICAV GIE Equity recovery fund, gestito in delega da Generali Investments Europe. Più del 70% del portafoglio sarà investito in azioni del sud Europa di Paesi come Spagna, Italia e Portogallo con un focus sulla ripresa dei mercati di questa parte di mondo.

Col suo arrivo è stata annunciata la vostra intenzione di rafforzare il business third-party. Come si sta sviluppando questo aspetto e con chi lavorate perlopiù?

L’evoluzione, sul fronte distributivo, è quella di sviluppare il canale dei distributori globali e delle piattaforme globali di Wealth Management. Anche per questo è stata recentemente costituita in Lussemburgo la management company Generali Investments Luxembourg, destinata a svolgere il ruolo di hub espressamente dedicato a fornire supporto ai partner internazionali della distribuzione. Va poi aggiunto che vogliamo lavorare su prodotti ricevuti in delega. Il comparto della BG SICAV di cui parlavo prima è un esempio di questo approccio. Non siamo la casa del prodotto a scaffale: offriamo soluzioni personalizzate.

Cosa dire sul fronte della consulenza e del tanto atteso arrivo dell’Albo che darebbe una dignità legislativa ai consulenti indipendenti in Italia?

Se ne parla da molto tempo, specie con l’occhio rivolto alle esperienze dei mercati stranieri. È inutile continuare a tentare di assimilare i percorsi evolutivi di alcuni Paesi (vedi quelli anglosassoni, ndr) con quello italiano. A mio avviso, è un errore concettuale continuare a dover individuare a tutti i costi modelli di riferimento e considerarli migliori dei nostri. In Europa, le banche hanno sofferto e le reti guadagnato, perché i clienti hanno riconosciuto il maggior servizio fornito dai promotori (o consulenti). In Italia, le banche sono quelle che hanno dimostrato maggiore apertura in termini di offerta di prodotti finanziari e i clienti glielo riconoscono. Si è imposto un modello: le banche hanno delegato alle reti un mestiere complementare e diverso, e questo funziona. È la domanda che deve determinare la struttura dell’offerta. 

Molti asset manager stranieri stanno puntando sull’Italia e, per farlo, cercano di stringere accordi di distribuzione. Ci sarà spazio per tutti?

Perché no. Benvenuti tutti coloro i quali hanno qualcosa di interessante da offrire, con una regolarità di approccio e non solo alla ricerca di far crescere le masse. L’Italia non deve diventare il luna park della distribuzione dei fondi. Se si guarda alla distribuzione delle masse, vincono quelli che hanno investito meglio, con più qualità e consapevolezza.

Cosa pensa della quotazione dei fondi?

Se questo volesse dire mettere in efficienza i processi di distribuzione e dare più trasparenza, allora sarebbe giusto che avvenisse. Ma occorre capirne bene l’implementazione affinché non scaturisca solo ulteriore complessità. Questo passaggio avrebbe senso solo se portasse efficienza, trasparenza e maggiore accessibilità. In ogni caso, si può sempre imparare. Basti guardare all’Olanda dove la quotazione dei fondi ha trovato piena esecuzione già da tempo, facilitando così lo strumento fondo. È da notare, però, che quello è un mercato molto più ridotto del nostro e con piattaforme tecnologiche ben più evolute. 

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