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GAM: Meglio stare lunghi su dollaro e corona svedese, corti su euro. E puntare sui bond convertibili


Parla Daniel Sheard, investment director e esperto delle strategie absolute return bond di GAM AM durante una presentazione alla stampa dell’outlook di gruppo sul fronte del fixed income.

In una fase tanto complessa per l’asset class del fixed income, su cosa siete positivi?
Le fonti di rischio e incertezza sono nuove e imprevedibili per cui continuiamo a usare nel nostro fondo JB absolute return strategie alternative e relative value per attenuare i rischi della direzionalità del mercato. I rendimenti dei titoli governativi dei paesi centrali dovrebbero salire ma non di molto. In ambito corporate preferiamo la cautela sui titoli investment grade ma continuiamo a vedere selezionate opportunità sull’high yield, soprattutto americano dato che i prezzi sono attraenti. Ci piacciono le società americane Dembury resources, Sabine Pass e Sprint. 

E poi?
Le obbligazioni convertibili, per beneficiare del momentum favorevole del mercato azionario. Molti stanno comprando i convertible perché vogliono l’esposizione azionaria ma, al tempo stesso, la temono. Il nostro target di allocazione è del 15% ma adesso siamo scesi al 12%.

Qual è il vostro obiettivo?
L’Euribor più un 3%-4%, abbiamo un alto livello di diversificazione e investiamo anche nel mercato nei governativi, nel Btp e nel Bund e anche sul debito emergente, sia in valuta locale sia forte. Per la parte di portafoglio esposta alla direzionalità del mercato facciamo ricorso alle opzioni. In generale, comunque, sul fronte delle valutazioni abbiamo una preferenza relativa dell’Europa rispetto a Stati Uniti e Gran Bretagna. 

E sui fronti geografico e della duration?
Siamo lunghi su dollaro, peso messicano, rupia indiana, corona svedese e peso cileno mentre siamo corti su euro, sterlina, yuan cinese, won sudcoreano e real brasiliano. Puntiamo anche su Messico e Canada tramite derivati. Abbiamo un grande numero di piccole esposizioni. Non facciamo scommesse tipo euro contro dollaro, non ci piace speculare con questo tipo di approccio. La duration può andare da -6 a +12, ma nella realtà siamo tra -3 e +4.

Come vede l’economia globale?
Sia pure tra molte ragioni di incertezza, prosegue su un sentiero di crescita. L’economia statunitense mostra segni di forte volatilità e anche in Europa le politiche monetarie straordinariamente accomodanti cominciano a generare effetti positivi sull’economia reale. La Fed ha sbagliato il timing dato che, secondo noi, avrebbe dovuto alzare i tassi già da tempo. A questo punto, che decida di alzare i tassi di interesse a dicembre, oppure rinvii la decisione al 2016, la traiettoria dei futuri aumenti dovrebbe mantenersi probabilmente bassa e seguirà un lento sviluppo. Sull’Europa vediamo una crescita in termini reali del Pil sul prossimo anno tra l’1,5 e il 2%. 

E i mercati emergenti?
È fondamentale un rigoroso esercizio della selettività. Per esempio, pensiamo che le economie di Brasile e Messico siano state colpite dai mercati in maniera eccessiva rispetto ai loro fondamentali e che offrano invece tassi reali interessanti. Gestiamo attivamente il rischio. Non investiamo nei micro mercati (come Botswana, Kazakistan) e nemmeno in bank loans, private placement o credito strutturato.

Lei quanti fondi gestisce?
Tre fondi: JB Absolute Return Bond Fund, JB Absolute Return Bond Fund Defender e JB Absolute Return Bond Fund Plus. Hanno profili di rischio diversi ma con la stessa strategia. Io faccio parte di un team perlopiù basato a Londra che gestisce 15 miliardi di dollari in strategie absolute return bond ed esiste dal 2004. È uno dei primi sul mercato.

 

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