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Galvani (Moneyfarm): “Non basta un algoritmo per fare robo advisory”


Quando si parla di consulenza finanziaria al giorno d’oggi è impossibile non soffermarsi su uno dei fenomeni che sta contribuendo a cambiare profondamente il settore. Stiamo parlando dei robo advisor, servizi che grazie all’uso di algoritmi di risk management e asset allocation offrono soluzioni d’investimento al cliente sulla base di una serie di variabili (capitale investito, obiettivi…), il tutto grazie al supporto di una piattaforma tecnologica. Un fenomeno che in Italia è solo all’inizio e che funziona grazie a un meccanismo tanto affascinante quanto complesso. Lo ricorda a Funds People Paolo Galvani, presidente e co-fondatore di Moneyfarm, società di consulenza finanziaria che fa dell’indipendenza il punto di forza del suo business e prima piattaforma in Italia ad aver lanciato il servizio di gestione patrimoniale.

“Nel nostro Paese iniziative pensate con una forte indipendenza e con l’obiettivo di utilizzare la tecnologia per un’attività di consulenza – poi finalizzata al prodotto – sono veramente poche”, afferma Galvani. E aggiunge: “Quello della consulenza robotizzata è un tema molto in voga e sembra quasi che basti avere un qualsivoglia algoritmo all’interno del processo di consulenza per fare robo advisory, ma non è così”. Per l’esperto bisogna andare ben oltre, costruire un servizio veramente indipendente che permetta di guadagnare esclusivamente dall’attività di consulenza, fornendo soluzioni reali su cui poter investire e da gestire nel tempo direttamente dalla piattaforma. Il tutto, ovviamente, a costi ridotti.

Una realtà, quella italiana, che è un po’ figlia del modello di distribuzione dei prodotti finanziari. “Il nostro Paese ha la più alta quantità di reti fisiche per la vendita dei prodotti finanziari. Una macchina imponente costruita soprattutto a vendere più che a gestire. Con il nostro servizio vogliamo mettere in discussione questo sistema, catturando un bisogno che il promotore o il consulente medio non riesce a soddisfare”, sottolinea Galvani.

A chi vede nei robo advisor una minaccia e giustifica il proprio scetticismo con l’assenza di una relazione diretta tra cliente e professionista, Galvani risponde: “Quello del robo advisor è un modello ibrido. In Moneyfarm ci sono almeno una ventina di professionisti a disposizione del cliente tramite chat, telefono ecc. Il cliente non è mai solo”. Inoltre, sebbene l’argomento della componente umana sia accattivante, molto dipende sempre dall’ammontare dell’investimento. “C’è un limite al di sotto del quale il servizio che si ottiene non sarà mai veramente personalizzato ma piuttosto standard”, afferma il presidente di Moneyfarm.

“E comunque ci sono tantissimi casi nei quali un approccio quantitativo e strutturato è più efficiente di un modello in cui la valutazione della propensione al rischio dell’investitore - e quindi della soluzione più adeguata - passa per il giudizio di chi ha strutturalmente un bias nel momento in cui interagisce con il cliente”.

E per quanto riguarda i progetti futuri? Galvani ha le idee chiare. L’ambizione di Moneyfarm è quella di fare un wealth management digitale. “Stiamo lavorando per cercare di aggiungere un prodotto pensionistico alla nostra offerta, sia in Italia che in Inghilterra. Poter avere un contenitore del genere con la stessa logica di bassi costi e investimenti di lungo termine sarebbe un traguardo importante e siamo sicuri che lo raggiungeremo al più presto”.

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