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Fondi quotati, in arrivo un’ottantina di prodotti da 16 emittenti


Archiviate le difficoltà che hanno visto la CSSF (la Consob lussemburghese) rilasciare le autorizzazioni col contagocce, sul segmento di mercato dei fondi comuni a Piazza Affari c’è di nuovo la coda. Tanto che nelle prossime settimane dovrebbero debuttare quattro comparti di Selectra Investment Sicav e cinque di Diaman Sicav. Inoltre, dovrebbero essere ammessi al listino piuttosto in fretta i fondi di Zenit SGR, Nextam Partner SGR, Alessia Sicav, Anthilia Capital Partners, 8a+Investimenti e Compass AM, Albemarle AM. Intanto, per il momento, sono 39 i fondi di quattro emittenti quotati sul segmento ETF Plus di Borsa Italiana, aperto il 1° dicembre 2014. Al momento, le SGR (con sicav quotate) sono: Banca Finnat Euroamerica (12 Sicav New Millenniun), Degroof Gestion (2 Hypo basic), Pharus Management (11 Pharus Sicav), Acomea SGR (14 sicav Acomea).

A oggi, insomma, in pochi hanno aderito ma non è passato nemmeno un anno da quando si è messo in atto il processo di quotazione, quindi è prematuro tracciare un bilancio. Tra le altre cose, c’è poco scambio dato la natura bancocentrica del sistema italiano. In altre parole, reti e banche tendono a ostacolare l’acquisto da parte dei clienti per non essere disintermediati. Inoltre, le autorizzazioni della CSSF, la Consob lussemburghese, che in genere ha la manica larga nel rilasciare i nulla osta, nel caso dei fondi quotati a Piazza Affari è stata molto rigida. Ora questo scoglio dovrebbe essere superato e in attesa di sbarcare sul listino ci sono un’ottantina di prodotti di 16 emittenti che dovrebbero arrivare in Borsa entro il 30 novembre per beneficiare dello sconto  del 75% sui corrispettivi di prima quotazione previsti da Borsa Italiana.

“È un po’ prematuro dire che quello dello sbarco dei fondi quotati sia un flop”, ha tagliato corto Alberto Foà, presidente di AcomeA SGR, nel corso di una tavola rotonda sul tema che si è tenuta durante il 5° Congresso Nazionale Fee Only organizzato da Consultique: Ha spiegato: “anche i mercati dei fondi comuni prima e degli ETF poi non sono partiti subito. Ci vogliono dei tempi tecnici e il mercato deve ispessirsi. Non credo sarà la strada principale del risparmio ma diventerà un mercato significativo”. E ha concluso: “le banche vivono questo segmento come una disintermediazione anche se non dovrebbe essere così dato che, alla stregua di un’azione, chi vuole collocare deve comunque passare da un intermediario. Quanto a noi, monitoriamo i volumi settimanalmente e sono oscillanti. Una settimana si può fare un milione e quella dopo 200mila euro. Ma vedo positivamente l’arrivo di altri emittenti. Un mercato, per avere successo, deve essere frequentato sia dalla domanda sia dall’offerta”.

Quanto ai numeri, al 31 agosto le masse dei fondi quotati depositate in MonteTitoli contavano 39 milioni di euro, contro un turnover dalla partenza del listino pari a 41,5 milioni. Il controvalore medio dei contratti è stato di 220mila euro, quindi significa che a oggi il mercato è in mano perlopiù agli investitori istituzionali. Ha concluso Foà: “chi compra i fondi in Borsa è preparato e consapevole e, tendenzialmente, non si fa prendere dal panico da episodi di volatilità”.

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