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Fondi per investire nel mondo


La gestione del mercato azionario internazionale presenta maggiori difficoltà. Come trovare un portafoglio vincente in un universo di asset così grande? Che fare con le diverse valute? Come tenere sotto controllo il rischio in un mondo sempre più globalizzato, nel quale, inevitabilmente, le correlazioni fra le diverse regioni vanno in aumento? Come gestire un portafoglio le cui azioni sono scambiate durante le 24 ore della giornata? Mary Thomson, Carla Scarano e Claudia Collu di Anima SGR, e Riccardo Ceretti di Arca SGR sono dei punti di riferimento sulla gestione equity globale, se ci basiamo sul loro track record.  

Anima Geo Globale e Anima Valore Globale

La statunitense Mary Thomson è la responsabile della gestione di questi due fondi, che hanno lo stesso portafoglio, in collaborazione con Carla Scarano, responsabile del portafoglio statunitense, e di Claudia Collu, che fornisce una prospettiva di absolute return e di investimento tematico. Secondo Thomson, questa diversità di punti di vista e la possibilità di contare su differenti opinioni e idee su cui dibattere “è molto positivo”. Il portafoglio, di solito, è formato da un nucleo centrale di 20 valori, con un peso del 40%, mentre il numero totale dei titoli varia in funzione del momento del mercato. Attualmente, ci sono circa 90 titoli, perché i gestori stanno operando cambi e variazioni. La valuta è un altro asset. Di solito non coprono il dollaro, che rappresenta il 55% del portafoglio, però sì lo yen.

Le responsabili del fondo si focalizzano, fondamentalmente, sulle compagnie large cap. In un universo così grande, la loro filosofia si basa sul “conoscere quello che si ha e avere quello che si conosce”, anche se, aggiunge Thomson, “inoltre è importante seguire l’evoluzione di quello che non si ha nel portafoglio”. Tengono in considerazione il contesto macroeconomico e Claudia Collu contribuisce con idee provenienti dal mondo dell’investimento tematico, per passare poi ad esaminare le valutazioni. Analizzano il mercato in funzione delle aspettative di profitto, focalizzandosi sulla possibile evoluzione di ogni asset, in funzione di quello che può offrire in termini di dividend yield, benefici o variazione dei multipli. 

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“Cerchiamo compagnie che dispongano di un potenziale che sia stato sottovalutato dal mercato”, spiega Thomson. Il loro scopo è comprendere bene la storia di ogni valore e comprare solo quelle compagnie che “abbiano una ragione di esistere”. Thomson crede che “non ci sono formule magiche per la valutazione di una compagnia, bisogna capirla utilizzando diversi punti di vista”. Per questo processo di acquisizione della conoscenza si basano su analisi proprie, con l’aiuto aggiunto di analisi esterne e confronti con i manager delle compagnie che possono essere oggetto di investimento. 

Per quanto riguarda l’asset allocation, per la prima volta da diversi anni, il mercato USA è sotto pesato, in quanto i gestori lo considerano correttamente valutato. Tutto quello che sta accadendo, compresa la rivoluzione dello shale gas, è già prezzato dal mercato.  Inoltre, si avvicinano le elezioni di medio termine. Gli investimenti che escono da questo mercato si spostano verso l’Europa, nonostante il pessimismo che regna nel continente. Il mercato azionario europeo può trarre beneficio dalla svalutazione dell’euro e dai processi di ristrutturazione interni, e, anche se il ciclo creditizio non vive il suo miglior momento, almeno ha rallentato la sua caduta. Vista l’esistenza di un forte pessimismo, Thomson indica che “si possono trovare blue chips con bilanci sani e dividend yield allettanti, a buone valutazioni”.

Anche il Giappone piace come mercato, in quanto le sue autorità sono molto consapevoli che “questa è la loro ultima opportunità per cercare di correggere un’economia con molti problemi”. Per quanto riguarda i mercati emergenti, attualmente la maggior parte dei loro investimenti sono indiretti, mediante compagnie che sono quotate nei paesi sviluppati. 

Arca Azioni Internazionali

Con un’altra view utilizzata per costruire un portafoglio di equity internazionale, Riccardo Ceretti è il responsabile della gestione del fondo Arca Azioni Internazionali. 

Con una chiara strategia top down, le tre caratteristiche fondamentali della sua filosofia di investimento sono la ricerca della consistenza, la diversificazione e la liquidità. Dallo studio dello scenario macroeconomico e dalle valutazioni dei comitati strategici settimanali e mensili nasce l’incarico di mettere in pratica la strategia definita. Qualsiasi decisione d’investimento deve essere consistente e la sua introduzione nel portafoglio non deve modificare il binomio redditività/rischio in più del 10% in termini di volatilità. 

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Il secondo principio è la diversificazione. Utilizzando le parole di Ceretti, “vogliamo investire in tutti i mercati e settori possibili”. Il suo indice di riferimento è il MSCI World, che comprende mercati emergenti e che riunisce azioni di più di 40 paesi, che rappresentano più di otto settori principali. Per ultimo, per assicurare la liquidità, “preferiamo investire in large e medium caps, perché non vogliamo posizioni che siano difficili da liquidare”.

Seguendo questi principi, si forma un portafoglio che ha, di solito, tra 700 e 1.000 posizioni. Considerata la sua grandezza, lo screening quantitativo è il principale strumento di selezione e monitoraggio degli asset nel portafoglio.  I criteri preferiti sono la alta o media capitalizzazione, con bassi PE e PBV ed elevati margini e ROE. Si analizzano anche i dividendi, ma si attribuisce loro una minor importanza.              Dopo aver realizzato lo screening e aver confrontato le compagnie con altre del loro paese e del loro settore, “l'esposizione per paesi e settori si definisce in funzione delle nostre aspettative”, spiega Ceretti. La diversificazione funziona come un modo per controllare il rischio, perché le sorprese negative in un asset avrebbero un impatto gestibile. Il turnover del portafoglio dipende da ogni regione; in qualche mercato raggiunge il 100% annuale, mentre in altri non supera il 30%. L'idea fondamentale è offrire all’investitore la possibilità di accedere ad un portafoglio internazionale solido e molto diversificato. 

Rispetto alla visione attuale dei mercati, Ceretti e il suo team sono positivi sul mercato statunitense, anche se su di esso pesa l’incognita di come invertire le politiche monetarie non convenzionali. Nei mercati emergenti, esiste un elevato rischio geopolitico, ma possono anche presentarsi opportunità, come è occorso recentemente in India dopo le elezioni. Vedono anche il Giappone come un’opportunità di investimento, mentre in Europa credono che le cose peggioreranno prima di migliorare, quando finalmente Draghi sarà capace di essere più aggressivo con la sua politica. 

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