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In arrivo la normativa europa sui fondi monetari


Politica di investimento, qualità creditizia, gestione del rischio, trasparenza informativa e investimenti ammissibili. Sono questi i temi trattati dalla proposta di regolamento sui fondi monetari pubblicata dalla Commissione Europea. Una proposta che dovrà essere sottoposta all’approvazione del Consiglio e del Parlamento Europeo e che, dalla sua entrata in vigore, coinvolgerà anche i fondi già esistenti. Questi avranno sei mesi di tempo per adeguarsi alle nuove norme. Le proposte normative riguardano, insomma, una delle categorie di fondi d’investimento più problematiche. Spiega Raffaele Zenti, confondatore del roboadvisor AdviseOnly che "per capire la portata di questa proposta occorre soffermarsi sulla difficile situazione dei fondi monetari che, se da un lato sono (o sarebbero) essenziali nell’asset allocation della maggior parte dei risparmiatori, dall’altro soffrono per l’esiguità dei rendimenti offerti in modo generalizzato dalle obbligazioni a breve termine e dagli strumenti di liquidità, che non consentono di reggere il carico commissionale". Soprattutto in Paesi come l’Italia, dove le commissioni sono alte.

Continua: "a fronte di questa situazione, alcuni asset manager hanno preferito eliminare dall’offerta prodotti sempre più difficili da gestire e da vendere. Altri hanno reagito aumentando il rischio (e quindi, se le cose vanno bene, anche le prospettive di rendimento) di questi fondi. Ma dato che sui mercati le cose non vanno sempre bene, inserire obbligazioni russe o brasiliane in un fondo monetario aumenta il rischio in modo non coerente con la natura di questo strumento d’investimento, che dovrebbe essere molto prudente. Molti risparmiatori potrebbero non sapere del rischio nascosto in alcuni fondi monetari". E qui arriva la proposta normativa, che in linea generale tende a rinforzare liquidità e diversificazione dei rischi all’interno di questi fondi.

Commenta ancora Zenti: "va nella direzione giusta, come logica. Il risparmiatore dovrebbe essere più tutelato ma occorre capire poi l’attuazione concreta. È interessante l’introduzione del sistema di rating interno per i bond che non siano governativi europei, agenzie e sovranazionali. Tali modelli interni prevederanno le valutazione dei rating delle agenzie come input ma l’output finale, cioè il rating interno, sarà farina del sacco dell’asset manager. È chiaro che questa mossa tende a responsabilizzare maggiormente i money manager che non potranno più appellarsi al fatto che il giudizio su uno strumento finanziario (a volte bizzarramente positivo, si veda il caso famigerato dei Cdo prima della crisi Lehman) è stato dato da un altro, cioè l’agenzia di rating. Il giudizio sarà proprio del gestore, che dovrà assumersene la responsabilità". Niente più scuse, insomma. E questo finirebbe per alzare l’asticella delle capacità analitiche necessarie per gestire in modo competitivo questi fondi: occorre avere un valido modello interno per la valutazione sistematica dei rischi creditizi.

Saranno dunque avvantaggiati gli asset manager provvisti di solidi supporti di analisi e gestione del rischio, che riusciranno a produrre un rating interno a costi bassi, mantenendo un profilo commissionale allettante per il compratore. Altri asset manager privi delle necessarie capacità e senza la volontà di investire in competenze, potrebbero essere indotti ad abbandonare il segmento monetario. Conclude l’esperto: "per i risparmiatori, nel complesso, la proposta è positiva e si inserisce in quel filone normativo, al quale appartiene anche MiFID II, volto a migliorare trasparenza e tutele del risparmio".

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