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Fondi indicizzati travestiti da gestione attiva: il closet tracking è un problema nell'industria dei fondi?


La differenza di costo tra i fondi di gestione attiva e passiva può avere un effetto significativo sulla redditività ottenuta dagli investitori nel lungo termine. Infatti, le maggiori commissioni dei primi sono di solito una delle ragioni che li sfavoriscono se confrontati con le strategie indicizzate. La gestione attiva non riesce a battere gestione passiva in gran parte per le commissioni applicate e questo spiega, in parte, l'aumento inarrestabile che registrano i prodotti di gestione passiva, in particolare gli ETF, nei portafogli di investimento. Tuttavia questa effervescenza di fondi che replicano gli indici avrebbe conseguenze positive per tutto il settore. Secondo uno studio realizzato da Martijn Cremers (Università di Notre Dame), Miguel A. Ferreira (Nova School of Business and Economics), Pedro Matos (Università di Virginia, Darden School of Business) e Laura Starks (Università di Texas in Austin) che esamina il rapporto tra gestione attiva e passiva in tutto il mondo, "i fondi gestiti attivamente sono più attivi e appliacano commissioni più basse quando sentono una maggior pressione competitiva da parte dei fondi di gestione passiva. La nostra analisi suggerisce che, in generale, l'esistenza della gestione esplicitamente passiva migliora la concorrenza nel settore dei fondi di investimento".

Naturalmente, la chiave sta in che la gestione passiva sia apertamente tale e non mascherata, in chiaro riferimento ai cosiddetti ‘closet trackers’ o ‘benchmarch huggers’, prodotti che si commercializzano come fondi di gestione attiva e che per questo applicano commissioni più elevate, mentre in realtà si limitano a replicare un indice. Ma fino a che punto il closet tracking è un problema reale nell'industria mondiale dei fondi? Dall'analisi dei dati di Lipper (ora Broadridge) e FactSet/LionShares per il periodo 2002-2010, gli autori dello studio hanno analizzato i fondi azionari domiciliati o commercializzati in 32 Paesi di tutto il mondo. La conclusione è che la gestione passiva sotto copertura è una strategia abbbastanza comune in tutti i mercati. "Se definiamo come closet trackers quei fondi con un active share inferiore al 60% (in base alla classificazione stabilita da Cremers e Petajisto nel loro famoso studio del 2009), troviamo che circa il 20% degli asset gestiti da fondi di investimento corrispondono a strategie di gestione passiva mascherata. E i risultati sono simili se applichiamo altre misure per determinare il grado di attività di un fondo".

Secondo questi criteri, più della metà dei fondi azionari domiciliati in Polonia (58%) o in Svezia (56%) si potrebbero considerare closet trackers a fine 2010. La Spagna completa il top 5 dei Paesi con maggior proporzione di 'closet indexing', dopo la Filandia (44%) e il Belgio (43%). L'Italia occupa l'ottavo posto con il 38% preceduta da Austria (39%) e Portogallo (39%). Persino gli Stati Uniti, il Paese dove si verifica meno questa pratica, continua ad esistere un 15% di fondi azionari che si dedicano ad abbracciare l'indice, secondo quanto rivela lo studio, che si può consultare integralmente qui.

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