Fondi attivi ed ETF: quando il costo è relativo


Spesso è difficile valutare se qualcosa è caro o a buon mercato, soprattutto se non esiste un termine di paragone. Nel settore del risparmio gestito accade esattamente la stessa cosa. Sul mercato si possono trovare fondi di gestione attiva che sembrano costosi e alla fine si rivelano essere a buon mercato ed ETF che si spacciano per prodotti particolarmente convenienti ma in realtà sono cari. In altre parole, il costo è un fattore relativo. Per quanto riguarda i prodotti di gestione attiva, ad esempio, il costo è una barriera iniziale con la quale il gestore deve scontrarsi. Più alta è la commissione di gestione, maggiore sarà lo sforzo che dovrà fare per avere successo. Ma è anche vero che ci sono professionisti dalle grandi abilità. Alcuni richiedono commissioni al di sopra della media ma hanno ottenuto risultati così soddisfacenti che, senza alcun dubbio, gli investitori che si sono affidati a loro non si sono pentiti della somma pagata.

Un esempio lampante è il First Eagle Amundi International, un fondo multiasset gestito da Matthew McLennan con una commissione di gestione del 2% per la categoria di private banking, a cui si aggiunge una commissione di performance (15% del rendimento annuo al di sopra del Libor 3 mesi USD + 400 punti base all’anno), il che fa sì che il suo prezzo sia al di sopra della media della sua categoria Morningstar (mixed aggressive). Da questo punto di vista, si potrebbe ovviamente affermare che questo prodotto commercializzato da Amundi è più costoso rispetto ai suoi competitors. Tuttavia, se si osserva il rendimento offerto dalla strategia nel lungo termine, forse all’investitore questo prodotto non risulterà poi così caro. Negli ultimi dieci anni, McLennan è riuscito a generare un rendimento annualizzato netto del 6%, facendo di questo fondo il secondo migliore nella sua categoria.

Uno studio condotto a livello europeo da Morningstar dimostra che, indipendentemente dalla categoria di fondi misti selezionata (prudenti, moderati, aggressivi o flessibili), i rendimenti a lungo termine hanno registrato un peggior comportamento cronico rispetto ai loro indici di riferimento. Nel complesso, i rendimenti generati dalla maggior parte delle strategie sono stati molto scarsi, tanto che nel lungo periodo i fondi misti non sono riusciti a battere i loro indici di riferimento. In pratica, questo significa che una strategia indicizzata sicuramente avrebbe offerto rendimenti degni del primo quartile nelle quattro categorie di fondi misti analizzate.

Anche nel mondo della gestione passiva, dove si suppone che tutto è a buon mercato, si possono trovare casi paradossali di ETF ingiustificatamente costosi. Gli investitori devono essere consapevoli che c'è ancora una grande disparità di prezzo tra fondi indicizzati. Secondo Morningstar, “è poco giustificabile, per esempio, che l’iShares S&P 500 ETF (IDUS), il quarto più grande ETF in Europa, con un patrimonio di 9,3 miliardi di sterline, che distribuisce dividendi, richieda una commissione annuale dello 0,40 %. Anche se non è elevata in termini assoluti, è molto costosa rispetto alle opzioni direttamente paragonabili, dal momento che la stragrande maggioranza degli ETF sullo S&P 500 riscuote meno dello 0,15%”.

Secondo la società di analisi, iShares gode di grandi economie di scala, ma è selettiva nella modalità di condivisione con gli investitori. “In effetti, l’azienda offre anche l’iShares Core S&P 500 ETF (CSP1) a un costo molto più basso dello 0,07%. Bisogna considerare che questo ETF non distribuisce dividendi ma li reinveste, e quindi può non essere adatto a investitori alla ricerca di entrate ricorrenti. Per questi investitori, il fiore all’occhiello di Vanguard, lo S&P 500 ETF (VUSD), che riscuote lo stesso 0,07%, è una buona alternativa. Allo stesso modo, l'iShares MSCI Emerging Markets ETF (IEEM), che vanta quasi 4 miliardi di sterline in asset, ha un costo dello 0,75%. Tre volte in più del suo omologo che non distribuisce dividendi, l’iShares Core MSCI Emerging Markets IMI”. Gli ETF selezionati da Morningstar non sono in assoluto gli unici fondi passivi cari, ma spiccano ovviamente per le loro dimensioni.

In ogni caso, come segnalano dalla stessa società di analisi, servono per ricordare che l'investimento passivo non è sempre a basso costo, nonostante la maggior parte dei fondi passivi siano più convenienti rispetto ai loro equivalenti attivi. “Non tutti i fondi che seguono gli indici vengono creati nello stesso modo, quindi è fondamentale che gli investitori facciano le loro valutazioni prima di prendere una decisione”, dicono. Per quanto riguarda la gestione attiva, la chiave sta nella  giusta scelta del fondo in cui investire. Tra i consigli che di solito si danno prima di realizzare la selezione vi è quello di soffermarsi sui prodotti che hanno dimostrato nel lungo tempo di seguire una filosofia sensata e chiaramente articolata, alla quale il gestore abbia dimostrato fedeltà indipendentemente dallo scenario di mercato dominante.

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