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Fondaco SGR, rendimenti tra il 7% e il 10% con le azioni USA


Le prospettive per il 2015 rimangono positive, alla luce delle aspettative di crescita dell’economia globale moderatamente ottimistiche che, insieme a politiche monetarie più espansive, dovrebbero continuare a favorire le classi di attività più rischiose. “La volatilità sarà, però, presumibilmente più elevata rispetto a quella osservata nei mesi passati e una gestione più dinamica e opportunistica dell’esposizione ai diversi mercati sarà un elemento fondamentale nelle determinazione del risultato complessivo”, fanno sapere gli esperti di Fondaco, sei miliardi di masse in gestione, SGR indipendente, specializzata nella gestione quantitativa obbligazionaria e nella gestione dinamica multi-asset class che in questi giorni festeggia dieci anni. Continuano: “il consolidamento della crescita negli Stati Uniti rappresenta l’elemento cruciale: la spesa per i consumi, sostenuta dai progressi del mercato del lavoro e dal calo del prezzo del petrolio, insieme alla ripresa del mercato immobiliare e dal rafforzamento del dollaro, continueranno a fornire un contributo stabile allo sviluppo economico del Paese. In questo contesto, nonostante le valutazioni relativamente elevate, le azioni statunitensi potranno trovare ulteriore sostegno nella solidità del ciclo economico, con rendimenti attesi per i prossimi mesi ancora significativamente positivi (7%-10%)”.

Nell’ambito dei paesi sviluppati, l’area euro continua a presentare il quadro macroeconomico più debole, minacciato dalla debolezza della domanda interna e dai persistenti rischi di deflazione, oltre che dalle tensioni socio politiche indotte dalla divisione tra paesi core e periferici. Spiegano: “la crescita a livello aggregato sarà positiva ma debole e le prospettive per il mercato azionario sono più incerte (+0-5%), sostenute da valutazioni basse e dalla dinamica attesa negli USA, suggerendo un approccio cauto e una gestione più tattica dell’esposizione”. L’aspettativa di politiche monetarie divergenti rimane l’elemento determinante nella dinamica dei mercati obbligazionari nei prossimi mesi: “l’avvio dell’aumento dei tassi di riferimento negli Stati Uniti, atteso nella seconda metà dell’anno, determinerà un incremento dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi anche sulle scadenze medio-lunghe, che sarà presumibilmente graduale e dettato dall’evoluzione dell’inflazione.

La pressione al ribasso sui tassi di interesse nell’area euro e in Giappone rappresenterà, inoltre, un limite al potenziale di crescita dei tassi USA, poiché un differenziale eccessivo non sarebbe sostenibile nel medio periodo”, continuano gli esperti. Le prospettive sono, quindi, negative, con rendimenti attesi prossimi allo zero (-2/+2%) e una dinamica del mercato strettamente legata all’entità e dalla tempistica degli interventi della FED. Nell’area euro le basse attese inflazionistiche e la prospettiva di una politica monetaria ancora più accomodante da parte della BCE, in un contesto di crescita economica debole, continueranno a giustificare tassi di interesse ancora bassi. Concludono: “tuttavia, l’eventuale incapacità della BCE di realizzare effettivamente le misure annunciate e già ampiamente scontate dagli investitori, rappresenta un fattore di rischio nel breve periodo. Nonostante il carry ormai ridotto e il livello molto contenuto del differenziale tra paesi core e periferici limiti il margine per un ulteriore miglioramento, le prospettive per il mercato dei titoli di Stato dell’area euro sono ancora positive (1%-2%)”. Prospettive negative per gli strumenti legati all’inflazione e per il mercato delle materie prime, caratterizzato da elevata incertezza e volatilità, condizionato dalla crescita globale moderata e da fattori politici difficilmente prevedibili.

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