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Flessibilità, diversificazione e gestione del rischio


Il 2015 è stato un anno di chiaroscuri per il JPM Global Income ed un anno difficile per gli investitori di questa categoria. Nonostante il contesto volatile e le oscillazioni significative registrate dai prezzi degli asset, il fondo è riuscito a generare un dividendo compreso tra il 4,6% e il 4,9% (dividendo trimestrale annualizzato) nel corso dell’anno, sebbene alcune strategie non abbiano funzionato. Un esempio: l’esposizione relativamente elevata del fondo all’high yield è stato il fattore ad aver maggiormente penalizzato il rendimento del prodotto nel 2015, dopo che i differenziali avevano raggiunto i loro livelli più alti dal 2011. 

“Il nostro approccio non consiste nel raggiungere il massimo rendimento in assoluto, ma nella ricerca di un ritorno attraente ponderato in base al rischio”, spiega Michael Schoenhaut, cogestore del fondo. “Investendo in asset di qualità superiore e diversificando opportune allocazioni, abbiamo guadagnato rendimenti interessanti, ma soprattutto capitale protetto. Inoltre, uno dei principi del fondo durante lo scorso anno è stata la nostra forte propensione per i mercati sviluppati rispetto a quelli emergenti”. 

L’esposizione relativamente elevata al mercato azionario internazionale ha contribuito positivamente alla performance, soprattutto rispetto alla sua assegnazione alle borse europee, che hanno registrato  un buon comportamento durante il periodo. I titoli preferenziali e i non-agency mortgages hanno conferito al fondo diversificazione durante gli episodi di volatilità e hanno contribuito al rendimento annuale. 

Posizionamento

Tre sono stati i grandi cambiamenti di posizionamento realizzati durante lo scorso anno: in primo luogo, la riduzione del rischio complessivo del fondo, tagliando gradualmente l’esposizione azionaria fino al 36%. In secondo luogo, l’apertura di una posizione nel debito corporate  americano con investment grade a lungo termine. E, in ultimo, l’ampliamento della posizione in high yield. 

La gestione

Per affrontare la sfida di generare reddito, il gestore si concentra su tre principi fondamentali: flessibilità, diversificazione e gestione del rischio. “I mercati e i rendimenti sono in continuo cambiamento e gli investitori hanno bisogno di identificare strategie sufficientemente flessibili per adattarsi a questi movimenti. 

Per quanto riguarda la diversificazione, abbiamo accesso a entrambe le asset class tradizionali, così come alle azioni e alle aree che gli investitori potrebbero trovare di difficile accesso, come ad esempio, le obbligazioni convertibili. Ed infine, in qualità di principale investitore multi-asset, analizziamo costantemente sia le opportunità che i rischi. L’asset allocation del Global Income Fund è cambiata in modo significativo nei suoi oltre sette anni di storia pur mantenendo un profilo di rischio simile a quello di un fondo bilanciato”. Schoenhaut crede che in tempi movimentati per i mercati, rimanere radicati nella propria visione fondamentale dell’economia è essenziale. La sua visione riguardo allo scenario di base è che “gli Stati Uniti probabilmente non vivranno una recessione quest’anno. Ciò si ripercuote sulla  asset allocation dal momento che abbiamo notato che la crescita globale tende a rimanere positiva fintanto che gli Stati Uniti sono in espansione. 

Nell’attuale contesto di bassa crescita, prevediamo che rendimenti azionari siano range bound. Di conseguenza, abbiamo iniziato a ridurre la nostra esposizione azionaria nella seconda metà del 2015 e ad aumentare la nostra allocazione in high yield. Pensiamo che gli high yield sono in grado di generare rendimenti azionari con bassa volatilità e un rendimento molto più elevato rispetto alle azioni. Tuttavia, siamo consapevoli dei rischi data la volatilità dei mercati”, afferma il gestore.

La strategia high yield

Con un’aspettativa di aumento della volatilità a metà del 2015 hanno iniziato a diminuire il rischio del portafoglio, riducendo le allocazioni di capitale a favore di maggiori fixed income, arrivati ai minimi storici. “Aumentare la nostra allocazione nel reddito fisso ci ha permesso di ridurre marginalmente il rischio previsto nel portafoglio, di migliorare il rendimento del fondo e di diversificare ulteriormente le nostre posizioni alla luce della volatilità del mercato”. 

Nel reddito fisso vediamo opportunità ad alto rendimento e di recente abbiamo aumentato la nostra allocazione. In un contesto in cui i tassi di interesse sono bassi, con una crescita lenta ma comunque positiva, riteniamo che l’high yield sia in grado di fornire rendimenti azionari con una volatilità inferiore e un rendimento molto più attraente. Tuttavia, la gestione attiva in high yield è fondamentale e noi siamo stati costantemente sottopesati rispetto al Barclays US HY 2% IC Index. Crediamo che la crescita globale rimarrà positiva, trainata principalmente dai mercati sviluppati. Pertanto, manteniamo la nostra preferenza per le azioni dei mercati sviluppati, in particolare Stati Uniti ed Europa”. 

Pur essendo consapevoli del fatto che il credito degli Stati Uniti sta vivendo un momento di depressione, il ragionamento di Schoenhaut si basa su un’idea semplice: in assenza di una recessione negli USA - che crede poco probabile quest’anno – l’ampio spread creditizio generale, e dell’high yield nello specifico, dovrebbero portare a rendimenti simili a quelli delle azioni nel 2016.

“La mia raccomandazione è che gli investitori pensino all’high yield come un asset di carry in grado di generare reddito, non come un asset per rivalutare il capitale. Sullo sfondo, manteniamo la nostra preferenza per i crediti di qualità superiore e crediamo che la diversificazione e un’accurata selezione di titoli saranno la chiave nel 2016.”

Prospettive per il 2016

Dopo un anno di crescita instabile e di turbolenze nei mercati, le prospettive per il 2016 sono leggermente migliorate, con l’economia degli Stati Uniti a metà del ciclo, il recupero europeo in rialzo e i primi segnali di stabilizzazione nei mercati emergenti. “Inoltre, l’anno difficile che lasciamo alle spalle ci ha insegnato lezioni preziose per questo 2016. Innanzitutto, ci stiamo adattando a un mondo che cresce più lentamente, ma questo non deve necessariamente tradursi in rendimenti nulli. In secondo luogo, ci stiamo muovendo da un mondo senza inflazione a uno con bassa inflazione. E infine, il mondo cerca disperatamente una conferma dal fatto che il primo rialzo dei tassi statunitensi dopo quasi un decennio non rallenterà in modo significativo la crescita globale né l’accesso al capitale”, conclude il gestore.

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