Fixed income: chi vince e chi perde nel 2015


Quali fondi obbligazionari hanno riportato buoni numeri di rendimento nel 2015 e quali invece hanno registrato delle perdite? A rispondere, dati alla mano, è Gordon Harding, esperto di fixed income in M&G Investments. Considerando gli 85 indici sull'obbligazionario di Bank of America Merrill Lynch, Harding osserva che la maggior parte degli indicatori si colloca nell’intervallo di rendimento totale compreso fra -5% e 5% per il 2015, mentre nel 2014 quasi tutti erano rientrati nella fascia dal 5% al 15%.


Come si nota dal grafico, il debito con con miglior comportamento è situato nella parte distressed della curva: i bond ucraini sono rimasti vicini al 30% mentre i greci hanno generato ritorni del 21,5% (segnati da alti livelli di volatilità). Per categorie è possibile osservare che il debito europeo è ai primi posti per rendimento. Basta guardare il caso dei gilt britannici o dei titoli di Stato portoghesi, svizzeri o italiani. Harding nota invece che i bund tedeschi e i tresauries americani a dieci anni hanno concluso l'anno con 10 bps in più rispetto all'inizio (rispettivamente 0,63% e 2,27%), mentre il debito inglese con 20 punti, fino a 1,96%. I bond giapponesi a dieci anni, invece, sono scesi di 6 punti nell'anno, fino allo 0,26%. 

Fattori da notare

Possiamo affermare che il 2015 è stato un anno chiaramente anomalo per il settore del fixed income. L'esperto di M&G osserva ad esempio che a causa della politica monetaria divergente tra gli Stati Uniti e l'Eurozona, le obbligazioni statunitensi a due anni hanno scambiato a un livello più alto dal 2013 e tale differenza è aumentata nel 2015 per la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. In parallelo, i bund a due anni - che hanno cominicato il 2015 in terreno negativo - hanno acutizzato il calo dopo l'annuncio di ulteriori stimoli da parte della BCE, cosa che ha comportato un ampliamento di circa 140 bps tra il il debito Usa a due anni e il tedesco di pari scadenza: è lo spread più elevato in dieci anni.

Il paradosso del debito sovrano - applicabile all'europeo come al resto dei Paesi sviluppati - è che, nonostante la compressione dei tassi e i numeri in rosso, i piccoli movimenti che si sono registrati durante l'anno sono stati compensati dal rendimento cedolare. Così, da M&G osservano il fatto che ci sono stati ritorni positivi in mercati che hanno registrato rendimenti negativi: i bund tedeschi ha generato un rendimento complessivo dello 0,3%, i tresauries dello 0,8% e il debito giapponese dell'1,2%. L'esperto in fixed income osserva inoltre come nel 2015 ci sia stata un’ulteriore compressione degli spread fra i rendimenti delle emissioni pubbliche dell’Europa periferica e quelli dei bund: nel caso dell'Italia, i tassi sui titoli di Stato italiani a 10 anni si sono contratti di circa 40 bps nei confronti dei bund di pari durata, chiudendo l'anno all'1,6%(il rendimento complessivo è stato del 4,8%); tuttavia, i bonos spagnoli e i debito irlandese hanno generato rendimenti del 1,7%.

Harding rileva l'allargamento degli spread creditizi in molti mercati, nonostante le obbligazioni europee hanno beneficiato dell'azione della BCE e, nonostante la buona salute dell'economia degli Stati Uniti. L'esperto sottolinea come l'ampliamento degli spread sia stato modesto in investment grade durante tutto l'anno, anche se nota differenze tra la fine dell'anno e il comportamento che si è verificato durante il primo trimestre: per quanto riguarda i BBB in USD, l’ampliamento è stato di 43 bps, da 198 a 241, nonostante un minimo di 175 bps toccato a marzo. 

"Hanno senz’altro contribuito a questi movimenti i volumi di emissione record negli Stati Uniti, a seguito dell’effervescente attività di fusioni e acquisizioni e del tentativo delle società di giocare d’anticipo sulla Fed chiudendo le operazioni a tassi bassi", dice Harding. Il risultato è che 
i titoli investment grade hanno quindi generato risultati piuttosto deludenti, sia nel mercato in EUR che in USD (rispettivamente del -0,4% e del -0,6%), mentre quello in GBP è andato relativamente meglio, facendo segnare un +0,6%.

Un perdente prevedibile

L'ultimo segmento esaminato è l'high yield, dove il grande fattore determinante della redditività nel corso dell'anno è stato il crollo del prezzo del petrolio e di altre materie prime.

Non è una sorpresa che il segmento più punito sia stato l'americano, vista la grande esposizione dell'indice a energia e metalli: il calo ha superato il 25% (il rendimento totale è stato del -4,6%), cosa che classifica ufficialmente il segmento come la parte con peggior performance nel fixed income.

L'altro grande segmento svantaggiato è stato quello del debito emergente. Su questa categoria secondo Harding gli investitori farebbero bene a prestare attenzione ai rischi idiosincratici e a non trattare gli emergenti come una singola entità. Una menzione speciale è per il debito brasiliano, con un rendimento in dollari del -13,7%.

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