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Finanza quantitativa: quell'idea "eretica" diventata un must


È l’evento di spicco nel panorama della finanza dedicato all'asset management e alla ricerca. E soprattutto, come dice anche il nome, Quant, della finanza quantitativa. A Venezia sono riuniti gestori e professionisti del settore per conoscere le ultime strategie e ricerche presentate da speaker di fama internazionale. E Diaman SCF, come sempre, dà loro il benvenuto. “Pensare che quindici anni fa, quando abbiamo cominciato, ci consideravano degli eretici”, scherza Daniele Bernardi, amministratore della società di consulenza indipendente, da lui fondata nel 2002, che grazie al suo laboratorio di ricerca punta a trovare metodologie quantitative che riducano l’emotività nelle scelte di investimento ed i conseguenti errori per migliorare i risultati ed aumentare le soddisfazioni.

Il Quantitative & asset management workshop oggi è alla sua XII edizione. “L’evento è cresciuto. E non solo numericamente”, dice Bernardi tra una conferenza e l’altra. “Sono aumentati l’interesse, la partecipazione, è cambiata anche la tipologia delle persone che si sono avvicinate a questo tipo di strategie, la qualità e in generale la cultura nei confronti dei modelli quantitativi”. Che l’evento cresca anno dopo anno è confermato dall’overbooking. Venezia quest’anno ha fatto fatica ad accogliere tutti i manager interessati, “abbiamo dovuto lasciato a casa oltre 30 professionisti”, confessa Bernardi. D’altronde i modelli quantitativi si stanno evolvendo negli anni. “Lo sforzo comune è quello di comprendere cosa c’è dietro un valore quantitativo, per capire come può essere utilizzato sia per la gestione di tutti i giorni che per il controllo del rischio. Oggi lo scopo è infatti trovare dei modelli di gestione profittevoli per l’investitore e per i gestori”, afferma il CEO di Diaman.

Di questi modelli di gestione poi ce ne sono certamente varie tipologie. Dal risk-on risk-off, che cerca di capire cosa succede nei mercati finanziari e si comporta di conseguenza, alla strategia del trend following (inseguimento della tendenza) basata sull’analisi tecnica dei prezzi di mercato, che serve per esporsi o meno a una determinata asset class, in base, appunto, al trend dei mercati. Poi ci sono anche “modelli di selezione di titoli che puntano sulla qualità, il momentum, sulle perfomance, sul value o sul growth o i modelli di money management che viaggiano sopra le scelte di asset allocation strategiche e gestiscono gli eccessi del mercato: quando il mercato prende più del normale allora allegeriscono il portafoglio per evitare di perdere quel che si è guadagnato”. Insomma “l’importante è comprendere qual è il modello più utile per la propria strategia e saperlo applicare”, conclude Daniele Bernardi.

L’approccio quantitativo alla base della selezione dei fondi di investimento serve dunque per analizzare moltissimi dati, e spesso trovare soluzione differenti da quelle più abituali. Ma anche per gestire oggettivamente l’emotività delle scelte, soprattutto nelle fasi di stress del mercato. “I gestori italiani si sono resi conto che non si può fare gestione attiva senza un modello quantitativo. In fondo, banalmente, anche l’indice di Sharpe è un valore quantitativo, perciò chiunque utilizza degli indicatori statistici per prendere delle decisioni. Il punto è fin quanto un gestore si spinge ad usare un modello quantitativo, che rispetto alla buona idea ha un vantaggio oggettivo nel processo d’investimento”.

A dibattere di questo e altro, il Quant vede la partecipazione di molti professionisti di spicco del settore, tra cui  Andrew Kumiega dall'IIT, Paolo Tasca (Centre for Blockchain Technologies), Anna Calamia (University of Cambridge), Peter Scholz (Hamburg School of Business Administration) e Zura Kakushadze (Free University of Tbilisi).

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