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Finanza e FinTech, un matrimonio che s’ha da fare


Perseguire il cambiamento e l’innovazione attraverso forme di integrazione con il mondo FinTech. Le società di servizi finanziari di tutto il mondo lo hanno capito già da tempo e stanno lavorando affinché questo scenario diventi realtà. A confermarlo è l’ultima survey di PwC, “Ridisegnando i confini: crescente influenza delle FinTech sui servizi finanziari”. Il report finale, basato su un sondaggio che ha coinvolto oltre 1.300 entità a livello globale, rivela l’intenzione di banche mondiali, compagnie assicurative e consulenti finanziari di incrementare le partnership con le aziende FinTech nei prossimi 3-5 anni, con un ROI medio atteso pari al 20% sui progetti d’innovazione.

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Un cambiamento che non è semplice frutto delle mode del momento ma spinto dal timore dilagante nel settore di possibili perdite sui ricavi a vantaggio delle società FinTech indipendenti: l’88% degli intervistati, infatti, la considera una vera minaccia, ritenendo a rischio quasi un quarto dei propri ricavi (24%). Ma il ‘corteggiamento’ non è unilaterale. Se da un lato le grandi società finanziarie hanno capito che le aziende FinTech potrebbero costituire la chiave per superare problematiche legate alla legacy tecnologica e alla comunicazione con il cliente, dall’altro c’è un vivo interesse delle start-up FinTech ad avere accesso ai loro capitali e clienti.

Come sottolinea Fabiano Quadrelli, partner e FS consulting leader di PwC, “la collaborazione con le società FinTech, e più ampiamente l’innovazione, serve a trovare il modo migliore e più efficiente per portare avanti la strategia di business e soddisfare i clienti. I costi e le frustrazioni che spesso questi devono affrontare quando interagiscono con banche, compagnie assicurative o gestori di fondi inizieranno probabilmente a diminuire nel momento in cui percepiranno i benefici di imprese semplificate ed efficienti che offrono prodotti più personalizzati e orientati al cliente”. Attraverso una partnership di questo tipo, le aziende potranno esternalizzare parte della R&S e realizzare la propria strategia, velocizzando così l’offerta di nuovi prodotti.

Tra le principali aree d’investimento future indicate dalle società coinvolte, emergono gli strumenti di analisi, la tecnologia mobile e l’intelligenza artificiale come strumenti con cui assistere i clienti nella scelta delle migliori decisioni finanziarie. Un altro dato particolarmente rilevante riguarda l’implementazione della blockchain, sempre più vicina visto che circa il 77% delle società interpellate ne prevede l’adozione per i sistemi di produzione live entro il 2020. Gli intervistati ritengono che la blockchain sarà utilizzata soprattutto per i pagamenti, il trasferimento di fondi e la gestione dell’identità digitale

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Il panorama italiano

La ricerca di PwC ha coinvolto anche un campione italiano di venti aziende finanziare, in particolar modo grandi banche. I dati confermano che il mercato italiano del FinTech è meno sviluppato, ma che il percorso avviato è coerente col resto del mondo. È emersa, infatti, la stessa percezione che le FinTech possano mettere a rischio il proprio business (lo confermano 4 banche su 5) e la volontà di instaurare una collaborazione con esse nei prossimi 3-5 anni, sebbene si prevedano ritorni inferiori da queste partnership rispetto al dato globale (10% vs 20%) e le realtà domestiche si mostrino meno propense ad abbracciare la natura disruptive delle FinTech (36% vs 56%) e a investire in risorse interne per l’innovazione. Gli investimenti in tecnologie abilitanti che possono aiutare a ridurre il gap sono, invece, contemplate dalle aziende italiane in misura anche superiore rispetto al contesto globale, per esempio, su tecnologie per valorizzare il patrimonio informativo (data analytics), sulla cyber-security e sulla blockchain.

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