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La Fed si avvia al cambio di politica monetaria


La Federal Reserve muove le sue fiches: riduzione del bilancio da ottobre e un possibile rialzo dei tassi a dicembre. Un rialzo che rientra in un piano graduale che potrebbe tradursi in almeno altri tre rialzi nel 2018, due nel 2019 e uno nel 2020.  La decisione era attesa, come pure il mantenimento dei tassi d'interesse in un range tra l'1% e l'1,25%. “Come previsto e lasciato intendere il mese scorso, la Fed passa dalle parole ai fatti, diventando così la prima Banca Centrale ad avviare l’inversione della politica monetaria. Sarà un processo molto attento e graduale, che è già stato parzialmente incorporato nelle valutazioni di mercato”, commenta Antoine Lesné, responsabile EMEA ETF strategy di SPDR ETFs.

“Tutto questo avviene in uno scenario costituito dal consolidamento dei dati dell’inflazione, che potrebbero incrementare le probabilità di un rialzo dei tassi a dicembre. Al contrario, gli altri dati economici non sono stati altrettanto significativi. L’approccio della Fed sembra prudente ed equilibrato. L’impatto previsto per l’inversione di rotta della politica monetaria resta ancora relativamente contenuto e ci vorrà l’avvio del tapering della BCE, che peraltro potrebbe a sua volta essere graduale, per offrire un minor supporto alle esposizioni corporate. Attualmente continuiamo a preferire il credito rispetto ai treasury, mentre abbiamo un atteggiamento più cauto per quanto riguarda il rischio legato alla duration”, aggiunge l’esperto.

A seguito del messaggio hawkish la banca centrale americana ha inoltre rivisto al rialzo le stime del PIl per l'anno in corso e per il 2019, lasciato invece ferme quelle per l'anno prossimo. Le stime sul mercato del lavoro sono rimaste invariate per l'anno in corso e sono migliorate per il 2018. In particolare, per il 2017, la Banca centrale Usa attende una crescita del prodotto interno lordo al 2,4%, mentre a giugno aveva parlato del 2,2%. La prime reazioni del mercato sono state quelle di acquistare dollari e vendere Treasury.

““La volontà del FOMC di avviare il processo di riduzione del bilancio in ottobre implica maggiori livelli di fiducia sull’andamento dell’economia statunitense”, dice Sophia Ferguson, senior portfolio manager for active fixed income and currency di State Street Global Advisors. “Nonostante la disoccupazione abbia toccato i minimi storici e le condizioni finanziarie siano sempre più favorevoli, la crescita positiva dei salari ha smorzato l’atteggiamento dei falchi del comitato, con un andamento a ribasso nel lungo periodo della linea politica dei tassi di interesse, come emerge dai dot plot. Con 11 dei 16 partecipanti che chiedono un ulteriorerialzo dei tassi entro la fine dell’anno, la decisione di lasciare invariato il tasso all’1,25% offre una tregua gradita al FOMC, che avrà così modo di valutare i dati economici delle prossime settimane e mesi. Questa tregua riduce anche il rischio di una rimozione preventiva della politica monetaria accomodante e lascia allo stesso tempo un ampio spazio di manovra, qualora l’inflazione subisse un’accelerazione maggiore rispetto a quanto stimato nella seconda metà dell’anno”.

Nel comunicato la Fed  fa anche riferimento all’effetto devastante degli uragani Havery, Irma e Maria con l’intenzione di mandare un messaggio di serenità: “Le interruzioni causate dalle tempeste e dai lavori di ricostruzione influenzeranno l'attività economica a breve termine, ma l'esperienza passata suggerisce che gli uragani non sono in grado di alterare il corso dell'economia nazionale nel medio termine". Inoltre aggunge che "i prezzi più elevati della benzina e alcuni altri elementi probabilmente spingeranno temporaneamente l'inflazione”.

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