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Falsi miti sul ciclo di rialzi della Fed


Dopo settimane spese a preparare i mercati, finalmente lo scorso marzo la Fed ha implementato il suo terzo rialzo dei tassi di questo ciclo rialzista. “È da ammirare il coraggio della Fed che porta avanti il suo percorso di normalizzazione dei tassi e fa leva su una politica monetaria che suggerisce almeno altri tre movimenti quest’anno”, afferma Rick Rieder, global CIO of fixed income di BlackRock.

Se tutto andrà secondo i piani, la Fed procederà con altri due rialzi nel corso dell’anno. E approfittando dell’impasse attuale, Rieder cerca di persuadere gli investitori della fallacia di due considerazioni abbastanza diffuse nei mercati riguardo al processo di normalizzazione dei tassi.

1. La normalizzazione dei tassi danneggia gli asset rischiosi

Si tratta di un’ipotesi che è stata rafforzata dalla recente correzione sull’obbligazionario. Per confutarla, Rieder si serve di due grafici. Nel primo, è possibile apprezzare l’evoluzione delle aspettative sui tassi d’interesse rispetto al rendimento registrato dallo S&P 500 tra giugno del 2016 e marzo del 2017.

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Nel secondo, invece, si nota l’evoluzione dell’high yield statunitense, del Nikkei giapponese, del Dax tedesco e dello S&P 500 dopo il 21 settembre, data in cui si sono svolti gli appuntamenti mensili della Fed della Banca del Giappone (BoJ). In queste riunioni, la Fed aveva parlato della possibilità di un rialzo dei tassi a dicembre, mentre la BoJ ha introdotto la nuova politica di controllo della curva per evitare gli effetti collaterali dei tassi negativi sulle banche. “Le decisioni delle due Bance hanno determinato un irripidimento della curva dei rendimenti”, ricorda Rieder. La sua conclusione è che “il rendimento derivante dai mercati di asset rischiosi ci suggerisce chiaramente che l'idea di una transizione dalla politica monetaria a quella fiscale fa sentire più a proprio agio gli operatori di mercato che, infatti, la cercano attivamente”.

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2. La Fed sta creando una politica restrittiva

“Niente di più sbagliato”, dichiara l’esperto di BlackRock. Il suo punto di vista è che “l’elasticità della sensibilità dei tassi d’interesse non è lineare e per niente simmetrica ai diversi massimali dei tassi”. In altre parole, aumentando i tassi da livelli così bassi non si otterranno gli stessi effetti che si avrebbero con un rialzo dal 4% al 6%, ad esempio, un movimento che rappresenterebbe una maggiore restrizione delle condizioni finanziarie.

Rieder, infatti, ritiene che “muovere i tassi reali da livelli negativi ad altri modestamente positivi, come sta accadendo oggi, è ancora molto accomodante e di supporto per l’economia e i mercati”. Inoltre, crede che questo “avvicini il sistema finanziario a un punto di equilibrio”.

Ma l’esperto si spinge oltre, aggiungendo che un movimento di queste caratteristiche “infatti, è sano per i meccanismi di trasmissione finanziaria, danneggiati da livelli di tassi distorti artificialmente”. E fa alcuni esempi: “La velocità dei flussi di denaro è stata debole, i fondi pensione hanno risentito di tassi di sconto particolarmente onerosi, le assicuratrici non sono state capaci di coprire le aziende a livelli ragionevoli e i risparmiatori ne sono usciti penalizzati”.

Di conseguenza, se l’economia statunitese si muove verso un contesto di ulteriore normalizzazione monetaria, con tassi fuori dall’area accomodante e dinamiche finanziarie che riflettano in modo più coerente i livelli di crescita economica e infazione, “queste influenze perniciose dovrebbero ridursi e potrebbe ritornare la fiducia negli investimenti societari”.

L’agenda della Fed

Da una prospettiva globale, in BlackRock credono che i recenti rialzi dei tassi della Fed costituiscano “la prima fase di un ciclo nel quale si vedrà alla fine dell’anno la BCE discutere su una politica di tassi più normalizzati e dove alla fine la BoJ potrà per lo meno espandere il proprio obiettivo di rendimento per il bond giapponese a dieci anni”. “Secondo le nostre stime, questi sono tutti passi avanti salutari per l’economia globale”, ricorda Rieder.

Per l’esperto, il grande rischio attuale è che “la politica fiscale deluda le grandi aspettative che si sono create attorno ad essa”. A suo giudizio, la transizione da una politica monetaria a una fiscale è già in corso negli USA, e adesso sta alla nuova amministrazione prendere le redini della ripresa.

“La Fed potrebbe fare una pausa qualora la politica dovesse deludere quest’anno”, avverte Rieder. La sua previsione è che la Banca centrale alzi il tasso ufficiale in tre o addirittura quattro occasioni “ma la mancanza di un’implementazione politica potrebbe frenare duramente queste dinamiche”.

Il chief investment officier conclude con un avvertimento riguardo a quest’ultimo punto: “Riteniamo che il processo legislativo abbia bisogno di tempo per svilupparsi ma le aspettative e l’ottimismo sono abbastanza alti, per cui una delusione potrebbe essere un colpo forte per i mercati”.

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