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Eurozona, i Paesi hanno speso 800 miliardi per le banche


Mentre è in corso il confronto tra governo e Bruxelles sulla legge di stabilità, si scopre che l’impatto dei salvataggi delle banche sul debito è stato quasi nullo per l’Italia, mentre è stato elevato per Irlanda, Grecia e Germania. Ma il problema è il disavanzo. A dirlo è la Bce che, in un bollettino appena pubblicato, ribadisce all’Italia le raccomandazioni Ue, con riferimento specifico alle regole di riduzione del debito: “si consiglia ai Paesi che registrano un elevato rapporto tra debito delle amministrazioni pubbliche e Pil (Belgio, Francia, Italia, Irlanda e Portogallo) di usare eventuali disponibilità straordinarie, connesse a una spesa per interessi inferiore alle attese, per la riduzione del disavanzo”.

Intanto la banca centrale pubblica un conteggio ben preciso: gli Stati dell’Eurozona hanno usato 800 miliardi di euro per salvare le banche. I costi lordi che sono andati nella direzione dell’assistenza finanziaria sono stati pari all’8% del Pil dell’area e, finora, il 3,3% del Pil è stato recuperato. In valore assoluto, secondo i dati pubblicati negli scorsi mesi da Bankitalia, gli aiuti pubblici alle banche sono stati molto corposi in Germania (250 miliardi), Spagna (60 miliardi), Irlanda e Paesi Bassi (50 miliardi a testa) e Grecia (40 miliardi). In Italia c'è stato un contributo di 4 miliardi per Mps, restituiti dalla banca senese a tassi onerosi.

Il tasso di recupero dei costi è stato finora basso rispetto ad altri casi del passato (40%) ma il processo è ancora in atto. Inoltre un basso tasso di recupero non è per forza sinonimo di perdite future. Altri costi invece potrebbero essere legati alle garanzie pubbliche ancora in essere (corrispondenti al 2,7% del Pil dell’area a fine 2014) e alle perdite potenziali dei veicoli di gestione delle attività deteriorate. I Paesi dell’Eurozona hanno sostenuto le banche in modi diversi attraverso ricapitalizzazioni, prestiti pubblici, acquisto di attività deteriorate, nazionalizzazioni e garanzie pubbliche e hanno influito su debito e disavanzo pubblico in modo differente. Le banche italiane, a differenza di altri Paesi, non hanno pesato sui conti pubblici, che però mostrano ancora un indebitamento elevato.

La Bce ha fatto poi sapere che i costi fiscali delle misure per le banche nel periodo 2008-2014 hanno determinato un peggioramento del saldo di bilancio e del debito dell’area dell’euro rispettivamente pari all’1,8 e al 4,8% del Pil su base cumulata. L’effetto sul deficit è stato significativo in Irlanda, dove il disavanzo è aumentato di quasi il 25% del PIL. Anche Grecia, Cipro e Slovenia hanno visto peggiorare notevolmente il saldo di bilancio, con un impatto sul disavanzo compreso fra l’8 e il 13% del PIL nel periodo 2008-2014. Al contrario in Francia e Italia le entrate cumulate derivanti dalle misure di assistenza finanziaria sono state lievemente superiori alle uscite. Quanto all’indebitamento, gli interventi per le banche hanno pesato per meno di un quinto dell’aumento del debito pubblico nel periodo considerato. Gli aiuti hanno fatto salire l’incidenza del debito sul Pil in misura sostanziale (circa 20%) in Irlanda, Grecia, Cipro e Slovenia. Un impatto rilevante è stato osservato anche in Germania (8%), Austria e Portogallo. In Italia e Francia, invece, l’effetto è stato quasi nullo. 

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