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Etf smart-beta, il successo della via di mezzo


La tendenza sembra definita. All'interno del mondo della gestione passiva, si va sempre di più verso strumenti che si collocano in una via di mezzo tra i prodotti puramente passivi e quelli puramente attivi. Si tratta degli ETF smart-beta, che ricorrono a benchmark diversi da quelli tradizionali, basati sulla capitalizzazione. Funds People ha chiesto ad Antonio Sidoti, Director of Italian Sales di WisdomTree Europe, di illustrare in cosa consiste questo differente approccio di investimento.

Sidoti, cosa sono gli ETF smart-beta, a chi si rivolgono e che differenze ci sono rispetto agli Etf tradizionali?
Generalmente, la classificazione “smart beta” associata al settore degli Exchange Traded Fund (ETF) identifica un approccio di investimento differente rispetto a uno che dà esposizione esclusivamente al beta, quindi al mercato di riferimento di una specifica asset class. Per questa ragione, parlare di smart beta può significare proporre attraverso l’ETF, la replica di un sottostante che consideri parametri differenti dalla capitalizzazione di mercato. Attualmente in Borsa Italiana, WisdomTree Europe propone una piattaforma di 8 ETF azionari che replicano indici proprietari i cui constituenti sono ponderati sulla base dei dividendi, dove il valore aggiunto è la metodologia di ribilanciamento. Ponderare su base fondamentale, utilizzando i dividendi, infatti, potrebbe essere particolarmente interessante per investitori che condividono un approccio di natura istituzionale rispetto a un’allocazione strategica di portafoglio.

Poco tempo fa avete quotato otto nuovi ETF smart beta, potrebbe formirmi maggiori dettagli?

A gennaio di quest’anno abbiamo quotato sei ETF dividend weighted su Borsa Italiana che coprono le aree geografiche di Stati Uniti, Europa e mercati emergenti. Per ognuna di queste aree sono presenti due prodotti azionari uno su small cap e uno su società ad alto rendimento. A maggio abbiamo poi ampliato la gamma con Wisdomtree Jpn Equity Ucits Etf Usd Hedg e Wisdomtree Eur Equity Ucits Etf Usd Hedg, che mantengono sempre come parametro di ponderazione il dividendo. Il primo ETF è concepito per offrire un’esposizione ampia al mercato azionario giapponese – con un’inclinazione verso le società esportatrici che potrebbero beneficiare di un deprezzamento dello yen – offrendo al contempo la copertura delle fluttuazioni valutarie tra il valore dello yen giapponese e il dollaro Usa. Il secondo offre esposizione a società domiciliate in Europa e negoziate in Euro le cui entrate devono provenire per una percentuale consistente da paesi al di fuori dell’Eurozona. Come per il caso giapponese, questo ETF offre un meccanismo di copertura valutaria, nel caso specifico sulle fluttuazioni tra il valore dell’ euro e del dollaro USA.

Quali sono gli Etf/Etc su cui puntate maggiormente in questo periodo e perché?

Sulla base dell’attuale contesto di mercato caratterizzato dalla situazione greca, la cui permanenza nell’Euro potrebbe essere ancora rilevante solo nella misura in cui un default avverrà in maniera ordinata o caotica, e dai riscontri che stiamo ottenendo dagli investitori, potrebbe essere utile valutare strategie di hedging su obbligazionario governativo. Sotto il marchio Boost ETP, quotiamo ETP a leva tripla short su BTP (3BTS) e Bund (3BUS), entrambi con scadenza decennale, che potrebbero essere indicati per quegli investitori che volessero coprire il portafoglio lavorando in preservazione di capitale e utilizzando strumenti che non adottano margini.

Recentemente su Borsa italiana i vostri prodotti sotto il marchio Boost hanno guadagnato le prime posizioni in termini di quote di mercato, qual è il successo di questi prodotti e perché gli investitori li utilizzano sempre di più nei loro portafogli?

Boost è entrata nel mercato italiano a ottobre 2013. Da allora, abbiamo 41 Etp S&L in Borsa Italiana, su azioni, materie prime, reddito fisso e valute. Abbiamo registrato un crescita del nostro asset under management del 289% rispetto allo scorso anno, mentre i volumi di scambio sono aumentati del 537%, il che è realmente impressionante. Il trend mostra chiaramente che il mercato ha un forte appetito per i veicoli d’investimento short e leverage solidi e trasparenti. Sulla base dei riscontri che stiamo raccogliendo dagli investitori, gli ETC/ETN a leva sono sempre più utilizzati per un’allocazione di natura tattica: sia per massimizzare i rendimenti nel breve periodo sia per implementare le strategie di copertura del portafoglio, agendo in preservazione di capitale.

Dal punto di vista operativo, quale strategia suggerite di adottare?

In generale, gli investitori dovrebbero sempre tenere a mente la possibilità di mantenere un alto livello di diversificazione e decorrelazione all’interno del portafoglio. Diversificare significa, quindi, considerare non soltato differenti asset class, ma anche l’opportunità di utilizzare approcci differenti come quello “smart beta” e anche differenti fattori di leva (sia long sia short), per prendere esposizione su un determinato sottostante. Bilanciare opportunità  tattiche con allocazioni core di portafoglio oggi è realmente possibile attraverso ETP ed ETF che coprono un ampio universo investibile di asset class ed esposizioni.

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