ETF Securities: il QE alimenta le politiche populiste


Nel caso in cui dovesse vincere Trump alle prossime elezioni USA o se la BCE dovesse continuare a stampare moneta, la probabilità di vittoria dei protezionisti, del populismo e dei movimenti anti euro è assicurata. A vaticinarlo è il capo economista di ETF Securities James Butterfill che, utilizzando l'indice Palma che misura la divergenza tra il 10% della popolazione che guadagna di più e il 40% della popolazione con il reddito più basso, ha riscontrato una forte correlazione tra i bilanci delle banche centrali che hanno stampato moneta e l’innalzamento della soglia di povertà della classe media. In altre parole, “più aumenta la quantità di moneta in circolazione più l'indice Palma della disuguaglianza tende a crescere.

L'indice Palma è anche correlato ai voti dei partiti che approfittano di queste divergenze per proporre soluzioni restrittive sull'afflusso di persone e sui dazi doganali. In Europa, in particolare, l’ascesa di questi partiti potrebbe elevare il tasso di incertezza e instabilità politica”, spiega l’esperto di uno dei maggiori innovatori mondiali di prodotti trattati in borsa (ETP) e che fornisce soluzioni d'investimento a operatori specializzati. La quantità di moneta stampata potrebbe quindi avere un effetto distorsivo alle elezioni verso i partiti non-liberal. O meglio, populisti.

Quale portafoglio costruire allora? Spiega Massimo Siano, responsabile del sud Europa per ETF Securities: “uno scenario di questo genere potrebbe indurre il mercato a investire verso azioni difensive, inflation linked bond, metalli preziosi e infrastrutture. Queste classi di attivo potrebbero beneficiare più di ogni altra del mix di politica monetaria espansiva e politica economica”. Precisa: “lo scenario dei primi otto mesi del 2016 costituito da notevoli afflussi di oro negli ETC e un debolissimo mercato azionario e obbligazionario ricorda molto lo scenario del 2008. Nonostante i prezzi allettanti credo sia importante tenersi lontano dai titoli finanziari, in particolare dalle banche europee”.

ETF Securities osserva che le politiche populiste negli Stati Uniti, che potrebbero comprendere tagli alle tasse, determinando a loro volta un incremento del deficit di budget, potrebbero indebolire il dollaro nei prossimi anni. È inoltre probabile, a livello globale, che le politiche protezioniste che potrebbero limitare il commercio e gli investimenti internazionali accentuino la volatilità della valuta globale, aumentando di conseguenza l’incertezza per gli investitori. Quanto agli investimenti, consenso pieno sull’oro. Aggiunge Siano: “confermiamo un target price di 1510 dollari l’oncia a giudicare anche dal prezzo delle società aurifere che hanno multipli su quei livelli. Si pensa che l’oro e il dollaro americano siano inversamente correlati. Questi asset, tuttavia, possono registrare rally simultanei, nel momento in cui la Fed insegue un rialzo dell’inflazione contro uno scenario di stimoli monetari globali”.

Quanto al petrolio, afferma ancora: “rimane l’eccesso di offerta. Riteniamo che sia utile muoversi su un ampio range sul wti da 40 a 50 dollari ‎al barile. Le riunioni di Vienna e Algeri dei paesi OPEC non convinceranno i Paesi produttori a ridurre l’eccedente produzione di greggio. Al contrario l’Iran sembra intenzionato a continuare a produrre sopra le attese e stimiamo che il break even medio delle società americane che estraggono petrolio dalle rocce scisto sia sceso a 40 dollari al barile”. E conclude: “la sterlina è ora ai minimi. Il peggiore crollo della sterlina potrebbe essere finito dopo il referendum sulla Brexit, ma non ci sono elementi di ottimismo per la valuta. Le infrastrutture globali sosterranno il prezzo delle materie prime. La Cina, paese leader nell’investimento infrastrutturale, ha aumentato il budget di spesa su questo settore. Infine, la divergenza storicamente ampia tra mercati azionari americani e europei si ridurrà con il miglioramento della crescita europea e dei guadagni, e i rendimenti convergeranno”.

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