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Essere selettivi paga. Anche sulle obbligazioni societarie dei mercati emergenti


Intervista a Yerlan Syzdykov, responsabile obbligazionario mercati emergenti e HY di Pioneer Investments.

Nell'ultimo decennio le obbligazioni societarie dei mercati emergenti hanno offerto ottimi rendimenti, attirando enormi flussi di investimento nel periodo di riferimento e registrando invece solo modesti flussi in uscita a seguito del recente dibattito sul tapering. La resilienza delle corporate bond dei mercati emergenti riflette l'evoluzione di questa asset class, la struttura della domanda e fondamentali solidi.

Secondo lei c’è potenziale?

Sì. Malgrado le future sfide legate alla possibilità di un rialzo dei tassi d'interesse negli Usa, a fattori macroeconomici a livello nazionale e globale e a rischi politici, riteniamo che le obbligazioni societarie dei mercati emergenti continuino a rappresentare un terreno fertile per gli investitori che adottano un approccio selettivo.

Le obbligazioni societarie dei mercati emergenti possono ancora soddisfare la richiesta di maggiori rendimenti?

Direi proprio di sì e questo è vero soprattutto se si paragonano ai titoli societari statunitensi, rispetto ai quali, negli ultimi due anni, sono divenuti molto più convenienti in un quadro generale di aumento dei tassi di default emergenti, dei timori per il tapering da parte della Fed e dell'avversione al rischio.

Qual è la struttura dimensionale di questa asset class?

Oggi il segmento delle obbligazioni societarie dei mercati emergenti è paragonabile, per dimensioni e liquidità, ai mercati maturi. Con un valore di 1.100 miliardi di dollari, recentemente questa categoria di attività ha superato per dimensione il comparto US High Yield, divenendo una componente fondamentale degli investimenti nei mercati emergenti.

Con riferimento alla domanda di titoli dei mercati emergenti, un ampliamento strutturale della base degli investitori, in particolare quelli istituzionali, ha finora consentito di assorbire la consistente offerta societaria….

Lo scorso anno, i flussi di investimento strategici verso i titoli a reddito fisso dei mercati emergenti si sono mantenuti positivi, raggiungendo 26 miliardi di dollari per l’intero anno . Tra gli investitori istituzionali, hanno investito in obbligazioni dei mercati emergenti soprattutto le compagnie di assicurazioni ed i fondi pensione, la cui presenza, secondo le stime dell'Ocse, è destinata ad aumentare. I gestori delle riserve delle banche centrali e di quelle in valuta estera, che tendono ad essere investitori prudenti, hanno cautamente diversificato nei mercati emergenti, e anche i fondi sovrani sono entrati in tale segmento. Data la natura strategica dei loro mandati, consideriamo abbastanza stabili i flussi provenienti dagli investitori istituzionali, sebbene siano naturalmente soggetti a diminuzione nell'eventualità di grave crisi o di declassamenti importanti.

I fondamentali societari appaiono in generale solidi?

Si, sebbene gli emittenti dei mercati emergenti abbiano aumentato il loro rapporto di indebitamento, la leva finanziaria lorda e quella netta sono ancora in linea con quelle delle imprese statunitensi e sono persino leggermente inferiori agli emittenti americani del segmento high yield. Nel complesso, diamo una valutazione positiva dei bilanci delle società dei mercati emergenti.

Il significativo aumento dell'indebitamento del settore privato, incoraggiato da condizioni di finanziamento favorevoli, rispecchia l'evoluzione dei mercati emergenti degli ultimi anni. Questo cosa ha portato?

A creare un'asset class che rappresenta terreno fertile per gli investitori alla ricerca di rendimenti interessanti. Riteniamo che un approccio "caso per caso" sia importante non solo per selezionare le opportunità offerte dal mercato, ma anche per valutare la capacità di una determinata azienda di sostenere il proprio debito. Si tratta di un fattore cruciale considerato il maggior numero di investitori stranieri in alcuni mercati emergenti, che determina un punto debole nei periodi di maggiore avversione al rischio e di un imprevisto e rapido rialzo dei tassi d'interesse statunitensi.

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