Chi sale sul ring dell’azionario?


Il mercato americano sembra continuare a macinare ogni record. Dopo l’elezione del presidente Trump, le azioni nordamericane si sono spinte sempre più in alto, senza mai fare marcia indietro, salvo alcune piccole correzioni sicuramente non definibili come tecniche. Storicamente, i trend rialzisti non superano i nove/dieci anni, e lo scorso 9 marzo Wall Street ha celebrato gli otto anni di mercato “toro”. Tuttavia, una view positiva sulla categoria, soprattutto sulle smid cap americane, arriva da Hermes Investment Management, in particolare da Mark Sherlock, lead portfolio manager del fondo con rating Consistente Funds People Hermes US Smid Equity Fund, il quale col recente rialzo dei tassi di interesse USA di 25 basis point all’1,25%, sostiene che la Fed abbia mostrato la sua fiducia nell’economia e nel quadro finanziario nazionale. “La scelta di un quarto aumento dopo la crisi finanziaria, nonché il terzo in sette mesi, è sostenuta da un tasso di disoccupazione USA che il mese scorso, si è attestato al 4,3% - il minimo da 16 anni - e dalla debole crescita del primo trimestre, che fanno ritenere alla Fed che l'economia rimbalzerà rapidamente”, spiega il gestore.

Con i tassi più vicini alla normalizzazione, il mercato si concentra sul fatto che la Fed avvierà una riduzione del bilancio, il che, secondo Sherlock, rappresenta un progresso positivo per le piccole e medie imprese statunitensi, che sono tipicamente più esposte all'economia interna rispetto alle grandi capitalizzazioni, e che avranno quindi più probabilità di trarre vantaggio dal nuovo scenario. “Continuiamo a selezionare titoli in quei settori con vantaggi competitivi duraturi e a investire in un’ottica di lungo termine quando sono scambiati a valori inferiori alle loro valutazioni intrinseche”, afferma il manager.

Il Consistente Hermes US Smid Equity Fund è un azionario USA smid cap growth, con un patrimonio totale pari a circa 1,02 miliardi di dollari, che ha come obiettivo quello di incrementare il valore del suo investimento nel lungo periodo, investendo principalmente in azioni di società situate, o che derivano gran parte dei propri ricavi, negli Stati Uniti e, occasionalmente, in Canada. Sono comprese le società incluse nell’Indice Russell 2500, e queste potranno essere di piccole o medie dimensioni in virtù del valore di mercato delle loro azioni. Occasionalmente, potrà inoltre investire in altri strumenti finanziari, quali altri fondi, obbligazioni con rating o prive di rating e derivati. Il team di gestione è composto quindi da Mark Sherlock insieme al fund manager Michael Russell. Il portafoglio ha fatto registrare un rendimento annualizzato a tre anni pari al 16,92%, e i settori in cui il team si focalizza maggiormente sono quello industriale col 20,97% del capitale investito, finanziario (18,04%), sanitario e ciclico (14,10%), e quello tecnologico (12,82%).

L’altra faccia dell’equity

Nel 2017, gli indici dei mercati emergenti hanno sovraperformato in media quelli dei mercati sviluppati. Senza dubbio questi trend sono dati dalle vicende politiche positive di molti Paesi che rientrano in queste regioni, primo fra tutti l’India, con la vittoria del principale partito indiano che ha consolidato il consenso del presidente Modi. Ma non solo. Ad avere un futuro pieno di speranze è anche la Corea, dove l’entrata in carica della nuova amministrazione, a seguito dell’impeachment del presidente Park, rappresenta un segnale positivo in termini di una possibile stabilità politica e della promozione di stimoli fiscali di cui il Paese ha bisogno. Altri effetti positivi arrivano anche dalla Turchia, dove la rielezione di Erdogan ha alleviato l’incertezza sui mercati, o dal Messico, che pian piano ha recuperato terreno dopo la minaccia Trump.

Tuttavia, gli investitori propensi all’investimento in questi Paesi monitorano con attenzione anche un importante fattore di rischio che potrebbe deviare le buone prospettive di tali mercati, ovvero le manovre della Fed. L’atteggiamento relativamente accomodante della banca centrale americana, contrariamente all’equity nordamericano, potrebbe avere degli effetti negativi nel mondo emergente, nonostante questo lasci spazio di manovra alle banche centrali di tali Paesi per agire attivamente anziché tamponare gli effetti di una politica americana più rigida. Diverse autorità centrali di questi Paesi, infatti, hanno già provveduto a tagliare i tassi nel corso dell’anno.

Il secondo fondo con rating Consistente dell’asset manager britannico è l’Hermes Global Emerging Markets Fund (YTD 17,44%), un azionario emergente large cap growth, con masse totali pari a 2,52 miliardi di dollari, gestito dal portfolio manager Gary Greenberg. Il gestore intende incrementare il valore dell’investimento nel lungo periodo, attraverso un portafoglio diversificato che investe principalmente in azioni di società che sono ubicate, o che generano entrate significative, nei mercati emergenti globali (Asia emergente col 36,65% e Asia sviluppata col 31,63% del capitale investito). Occasionalmente, potrà inoltre investire in altri strumenti finanziari, quali altri fondi, obbligazioni con rating o prive di rating e derivati. A livello settoriale, il fondo investe fondamentalmente nel settore tecnologico (31,44%), in quello ciclico (21,57%) e finanziario (20,20%).

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