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È tempo di investire in absolute return


La crescente domanda di soluzioni di investimento il più possibile decorrelate e con bassa volatilità sta portando l’industria a scommettere su strategie UCITS alternative, tra long short equity e multi asset. E intanto cogliere le opportunità del QE in arrivo. Ecco come la pensa Simone Bordoni, head of advisory service di Banca Albertini SYZ.

È in arrivo il QE. Le banche centrali dell’area euro stanno per cominciare l’acquisto su larga scala di titoli di Stato. Sarà la più massiccia serie fatti dalla Bce da quando è nata. Com’è lo schema?

Il programma porterà all’acquisto mensile di titoli per 60 miliardi di euro, di cui probabilmente circa 45 miliardi di debito sovrano, per complessivi 1.100 miliardi. Sarà basato su operazioni sul mercato aperto, realizzate dalle banche centrali nazionali dei 19 Paesi dell’area euro, ma in seguito a decisioni centralizzate presso la BCE.

Funzionerà come ha funzionato negli Stati Uniti?

Non è detto dato che in USA il QE ha avuto sì successo nel dare impulso alla crescita del GDP ma contestualmente si sono verificati due eventi sistemici positivi, ovvero la nascita dell’industria dello shale oil e la reindustrializzazione con molte aziende che hanno riportato in casa la produzione dai mercati esteri, soprattutto asiatici. Del resto, basta guardare al Giappone: continua ad iniettare liquidità nel sistema ma a fatica si sta portato fuori dalla storica spirale deflattiva. In ogni caso, tornando in Europa, il QE rappresenta una grande opportunità che non ci si può far sfuggire in termini di investimenti finanziari e che indubbiamente sosterrà la ripresa del ciclo economico.

Come si stanno comportando i mercati?

In Europa i mercati sembrano aver già scontato il QE sia sul fronte azionario sia su quello obbligazionario. Basti vedere il rally delle borse europee e le quotazioni del titolo decennale tedesco, intorno a 30bp, piuttosto che il restringimento degli spread dei governativi periferici.

E come si può fare performance in questa fase?

Sulla parte obbligazionaria siamo alla fine di un ciclo di crescita ventennale. Se si vuole ottenere un rendimento del 5% occorre investire su titoli high yield a scadenza decennale (quando storicamente i rendimenti di questa asset class rendevano ben di più, ndr) con tutti i rischi in termini di merito creditizio e duration. Quindi, in un contesto di bassi rendimenti, gli investitori sono alla ricerca di soluzioni c.d alternative, principalmente fondi absolute return in formato UCITS, che possano offrire maggiori rendimenti con un efficiente controllo della volatilità e liquidità gionaliera. Questo tipo di  strategie con tutta probabilità sostituiranno la parte obbligazionaria e troveranno sempre più posto nei portafoglio degli investitori, anche istituzionali, come per esempio le assicurazioni.

Su che tipo di strategie state puntando quindi?

Alla fine del 2011 la crescente domanda da parte dei nostri clienti di soluzioni di investimento il più possibile decorrelate e con bassa volatilità ci ha spinto a creare una linea di gestione dedicata che investe in fondi absolute return senza vincoli, né geografici né a livello di strategie sottostanti, denominata Global Absolute Return. L’obiettivo è di battere ogni anno l’Euribor a 6 mesi + lo spread dell’1,5% e dal lancio questo obiettivo è sempre stato raggiunto. A oggi la linea ha un rendimento annualizzato del 5% circa. Anche nel 2014, un anno difficile per questo tipo di strategie, la linea ha avuto il pregio di non andare mai in territorio negativo e di chiudere l’anno con un +3,4%. Una delle principali caratteristiche è la bassa volatilità (circa il 2% dal lancio), grazie ad un portafoglio diversificato su circa 20 strategie e a una profonda analisi delle correlazioni, nel breve e nel lungo termine, sia tra fondi che adottando medesimi stili di gestione, sia tra le differenti strategie che compongono il portafoglio.

Per spiegare ai clienti l’utilità del ricorso alle strategie absolute return ci viene in aiuto l’attuale contesto di mercato, contraddistinto appunto da eccessi soprattutto nella componente obbligazionaria. È quindi relativamente semplice spiegare l’utilità crescente di inserire nel patrimonio complessivo del cliente una quota sempre più importante di questi strumenti, contraddistinti da un rapporto rischio/rendimento positivo. Chiunque, davanti alla curva dei rendimenti dei principali paesi industrializzati, si rende conto immediatamente che investendo a 10 anni nel titolo governativo tedesco, al netto di imposte e commissioni, ottiene un rendimento inferiore allo 0,30%. Così come è immediato rendersi conto, guardando banalmente un grafico di una borsa qualsiasi, che investire nel mondo azionario comporta di fatto sopportare una volatilità elevata.

Quindi nell’immediato che fare?

Visto il rally delle borse azionarie europee, meglio liquidare in parte l’investimento e portare a casa i guadagni, quindi investire in strategie long/short equity, in grado sia di partecipare in parte ad eventuali ulteriori rialzi sia di contenere un eventuale correzione dei mercati. Una tipologia di fondi, poi, che continuiamo a considerare molto interessante e che resta in cima alle nostre preferenze sono i multi asset: massima delega al gestore, massima flessibilità nel cogliere le innumerevoli opportunità sia nei mercati azionari, obbligazionari ed anche valutari, ma con un rigoroso controllo della volatilità garantendo al contempo la massima liquidabilità delle posizioni.

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