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È la fine del segreto bancario


Lo scorso 30 ottobre a Berlino è stato firmato l’accordo multilaterale per lo scambio automatico di informazioni finanziarie contro l’evasione fiscale internazionale, a partire dal 2017. Un accordo che coinvolge innanzitutto 51 Paesi e che si estenderà a 92 nel 2018.  L’intesa, che si chiama ‘Common reporting standard’ o Crs , a partire dal 2017 impegna i Paesi firmatari allo scambio automatico di informazioni sui beni detenuti in conti correnti, anche quelli aperti nei cosiddetti paradisi fiscali. L’intesa in oggetto è arrivata durante il Global Forum per la trasparenza e lo scambio di informazioni dell’Ocse. Andando più nel dettaglio, 51 Paesi hanno sottoscritto subito l’accordo per l’implementazione del nuovo standard, che avrà però effetti a partire dal 2017 ma le informazioni che saranno comunicate riguarderanno anche conti aperti alla fine del 2015. A partire dal 2017, inoltre, altri sette si sono impegnati a scambiare le informazioni ma, a oggi, non hanno ancora firmato l’accordo. Dal 2018 è poi previsto che si aggiungeranno ulteriori 34 Paesi. L’accordo non è stato firmato da Stati Uniti e Svizzera.

Se tutto dovesse procedere come sembra, in Italia gli obblighi in capo agli intermediari finanziari, in base all’accordo, partirebbero dal 10 gennaio 2016. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, commentando l’accordo di Berlino, ha fatto sapere che “l’Italia sta facendo molto contro l’evasione fiscale” e che “l’accordo rafforzerà anche l’impatto della voluntary disclosure”. Lo scorso 14 ottobre anche l’Ecofin, ovvero il Consiglio Ue dei ministri dell’Economia, aveva dato il primo via libera alla direttiva che estende il campo di applicazione per lo scambio automatico dei dati anche a interessi, dividendi, saldi dei conti correnti e proventi delle vendite di attività finanziarie: un accordo che entrerà in vigore nel 2016. 

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