È il momento di investire di nuovo in commodities?


Le materie prime non sono state un asset class molto popolare negli ultimi anni. In totale, l’indice Bloomberg/UBS Commodity ha perso il 30% tra il 2010 e il 2013, perché il rallentamento dell'economia globale ha frenato la domanda di materie prime sia nei paesi sviluppati che in quelli emergenti. Tuttavia, durante la prima metà del 2014 lo stesso indice ha sorpreso molti analisti, con un aumento del 7,1%, il miglior inizio di anno dal 2008. È il momento di investire di nuovo in questa asset class? 

Non sono di questo avviso le società di gestione italiane, visto che attualmente nessuna ha prodotti che investono in commodity. L'unica eccezione è il fondo AZ Fund 1 Formula Commodity Trading di Azimut. Il comparto è alla ricerca di una valorizzazione dei propri attivi a medio-lungo termine ed orienterà gli investimenti principalmente verso strumenti finanziari derivati su indici di commodities nonché verso titoli azionari di emittenti che operano in tutti i settori delle commodities. Ma lo scorso 20 dicembre 2013, il comparto è stato trasformato in un feeder del fondo AZ Multi Asset – Institutional Commodity Trading (il Master).

Anche Pioneer Investment ha deciso di riorientare il suo fondo di società minerarie, il Pioneer Funds-Gold and Mining, che aveva chiuso in negativo il 2011, 2012 e 2013, anche se quest'anno stava ottenendo risultati positivi grazie al recupero momentaneo di questo settore. Secondo dati di Lipper, il fondo aveva un patrimonio di 9 milioni di euro ed è stato premiato come il miglior fondo a 3 anni all’interno della categoria dei fondi settoriali. L’entità optò, lo scorso 28 marzo, per la fusione di questo prodotto, con un altro appena creato, il Pioneer Funds-Real Assets Target Income.

Situazione analoga per UBI Pramerica dove il fondo UBI Pramerica Active Beta è stato fuso a fine maggio nel fondo UBI Pramerica  Active Duration, la cui politica d'investimento non prevede investimenti in commodity.

Tradizionalmente, investire in commodity comporta una serie di vantaggi. Consente, infatti, di proteggere un portafoglio diversificato di attività da eventi economici come l’inflazione inattesa, la quale favorisce i prezzi delle commodity, ma deprime i corsi azionari ed obbligazionari; di beneficiare, almeno nel lungo periodo, di una fonte naturale di crescita del valore del patrimonio investito; sfruttare opportunisticamente, attraverso forme di gestione attiva, le inefficienze di prezzo che si verificano nei mercati spot e derivati; migliorare il rapporto rendimento/rischio di un portafoglio diversificato, data l’assenza di correlazione con i rendimenti di azioni e obbligazioni.

Tuttavia, in contesti di tensione geoplitica come l'attuale, questa asset class mostra una bassa correlazione con il mercato e rivela il suo valore come copertura. Le materie prime risultano essere particolarmente efficaci come copertura in periodi di tensione geopolitica, già che di solito la loro performance è migliore rispetto a quella delle azioni. Infatti mentre il prezzo delle azioni di solito cade in questi contesti di crisi, quello delle commodities in genere aumenta soprattutto per il il timore che la catena di fornitura o trasporto di questi beni possono essere interrotta. Infatti in contesti come le due guerre del Golfo o nel conflitto Russia/Georgia e in quello più recente  Russia/Ucraina il prezzo delle materie prime è aumentato mentre quello dell'equity ha sofferto dei rebassi.

 

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