È finita la tempesta sui mercati finanziari?

  • 02/03/2016

La metafora che si avvicina a quanto è accaduto nei mercati finanziari può essere metereologica: "la tempesta perfetta". Da Aletti Gestielle SGR riassumono bene quanto accaduto finora: correzioni particolarmente pesanti, corsi negativi per determinate asset class, volatilità in risalita, ma soprattutto dubbi che assillano l'atteggiamento degli investitori. Senza dimenticare che molte preoccupazioni arrivano già dall'anno scorso, o meglio dall'estate scorsa, con il crollo delle Borse cinesi crolla. La tempesta perfetta non sembra ancora passata. E sempre più investitori mostrano un certo scetticismo verso il ruolo delle Banche centrali. Secondo Pierluca Beltramelli, responsabile comparto flessibili total return mercati sviluppati, "c'è incertezza. L'intervento è stato già forte e adesso ulteriori interventi vengono visti con meno efficacia.

Se da una parte l'azione della Banca Centrale del Giappone (BoJ) è stata una sorpresa, dall'altra in USA il mercato si è interrogato sulle parole della Yellen, quando nelle dichiarazioni ha parlato di tassi negativi. Questo non è lo scenario attuale, ma solo la possibilità che si possa verificare ha causato incertezza. In Europa invece Draghi è stato chiaro: il sentiero è quello di valutare gli effetti secondari derivanti dal prezzo del petrolio e delle materie prime che hanno dato indicazioni sull'attesa inflattiva nel conteso europeo" dice il gestore. "C'è anche da dire che le tensioni finanziarie possono provare una mancata esposizione della politica monetaria europea all'economia reale. L'elemento centrale però non è il taglio dei tassi, quanto vedere le politiche di Qe e l'idea ventilata che la BCE possa ampliare gli strumenti comprabili. Se c'è davvero un problema bancario, ci sarà una reazione di questo tipo. Potremmo vedere l'acquisto ad esempio di senior bancari", continua Beltramelli. 

A questo proposito Nicolò Bocchin, portfolio manager comparto obbligaziario, fa riferimento a due eventi che hanno increspato le acque del mercato legate alla cosiddetta bad bank. Da una parte le quattro banche italiane finite in risoluzione con le conseguenze sulle obbligazioni subordinate. Dall'altra il comportamento della Banca centrale del Portogallo a fine 2015 in merito al Novo Banco: "ha deciso di rispedire alle ceneri della vecchia banca dei titoli senior istituzionali che prima erano stati trasferiti nella nuova entità. Questo ha creato un forte turbamento tra gli investitori, ha rotto un dogma: tutti i titoli senior sono uguali e godono degli stessi privilegi". 

Siamo di fronte ad una recessione dell’Europa?

"Gli Stati Uniti guidano la crescita ma l’Europa nei numeri di crescita macroeconomica ha risentito meno delle stime al ribasso. Non ci troviamo di fronte a una recessione globale e la regolare ripresa in Europa guidata dalla domanda interna proseguirà. Rimane ancora una crescita proiettata su un sentiero di stabilità", spiega Beltramelli.  Ma in Europa il tema delle banche rimane centrale perché il finanziamento dell’economia del Vecchio Continente è molto diverso dal finanziamento dell’economia americana. Siamo di fronte ad un finanziamento che è banco-centrico (le banche sono il 70% dei finanziamenti all’economia reale). Le banche sono da un lato l’elemento di trasmissione della politica monetaria della Banca Centrale Europea (e per questo la banca ha tutti i diritti di intervenire), e dall’altro questo è il settore, dopo le notevoli capitalizzazioni che sono state fattee dopo il deleverage che l’Europa ha subito) che ha visto la crescita degli impieghi a livello di banche all’economia reale. Le banche sono un elemento centrale per garantire la sostenibilità della ripresa europea. 

Cosa tranquillizza i mercati? È finita la tempesta?

Per Nicolò Bocchin “se guardiamo a quanto accaduto sugli spread corporate, è stato un movimento di un’entità molto violenta in un lasso di tempo molto breve, che ricorda quanto accaduto durante la crisi dei paesi periferici eurupei nel 2011/2012 e precedentemente durante la crisi finanziaria del 2008/2009". Lo spread è la differenza di rendimento tra un titolo corporate e il rendimento governativo di pari scadenza sottostante e mi spiega l’affidabilità creditizia dell’emittente. "La violenza del movimento a cui abbiamo assistito è stata tale da portare il mercato a prezzare i tassi di fallimento a livello europeo pressoché doppi rispetto a quanto visto l’anno scorso. Si potrebbe avere un ulteriore deterioramento degli spread nelle prossime settimane ed è difficile dire dove gli spread si fermeranno. Comprando gli spread in questo contesto di mercato, sto già dando per scontato che ci sarà un deterioramento della situazione ma su un orizzonte temporale di 1, 2 o 5 anni, potrei avere dei ritorni molto interessanti per il mio investimento. In questo momento la liquidità sui fondi c’è ma è la parte meno interessante. Vogliamo che i soldi siano messi a lavoro in asset rischiosi, quindi conserviamo posizioni overweight sia sull’azionario che sul credito. Posizioni che abbiamo gradualmente continuato ad aumentare anche in questa prima parte dell’anno, mentre siamo conservativi in duration finanziaria", conclude il gestore.

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