È davvero finita l'attesa?


Mercati attendisti. Il mese di dicembre si preannuncia denso di avvenimenti che potrebbero impattare sull’andamento delle asset class azionarie e obbligazionarie, facendo risalire la volatilità. Da un lato c’è attesa in quanto, dopo nove anni, la Federal Reserve potrebbe sciogliere le riserve sul primo rialzo dei tassi, dall’altro si dovrà valutare se sarà rientrato il nervosismo alimentato dalle tensioni geopolitiche all’indomani dei tragici fatti di Parigi e dell’episodio dell’aereo militare russo abbattuto dalla Turchia sul confine della Siria.

Importanti anche le imminenti mosse della Banca centrale europea. In particolare, la BCE non perde occasione di segnalare come le aspettative di inflazione siano ancora basse nell’Eurozona, di qui il suo attivismo: dallo scorso 27 novembre - fino al 21 dicembre – ha già deciso di aumentare il piano di acquisti di bond per sfruttare le migliori condizioni di mercato previste per la prima parte di dicembre. Al contempo sta valutando un pacchetto di nuove misure non convenzionali, compreso un 'Quantitative easing 2', che potrebbe essere reso noto in occasione della prossima riunione del 3 dicembre. L’atteggiamento della BCE ha già impattato positivamente sulle Borse, sul cambio euro/dollaro - con l’euro sceso a quota 1,06 ai minimi da aprile – così come sui tassi e sugli spread (lo spread Btp/Bund è sceso ulteriormente sotto i 100 punti base). Pertanto, se è vero che la volatilità potrà risalire, è altrettanto vero che al momento il supporto della BCE sta funzionando a dovere e, a tendere, l’immissione di liquidità dovrebbe incoraggiare anche la ripresa economica. Crediamo, però, che soltanto la combinazione fra politica monetaria espansiva e una politica fiscale altrettanto accomodante, possa contribuire a far migliorare nell’Eurozona le aspettative di inflazione.

Oltre Oceano, invece, la Fed sembra sempre più vicina al rialzo dei tassi d’interesse, a maggior ragione dopo l’incremento superiore alle attese (+21, % contro l’1,5% previsto dagli analisti) messo a segno dal Pil americano nel III trimestre. Del resto il Pil USA negli ultimi quattro trimestri è cresciuto del 2,2% e gli analisti credono che l’incremento a fine anno sarà nell’ordine del 2,5% contro il +2,4% del 2014. Va detto, però, che i mercati già da un anno scontano un rialzo dei tassi americani e all’opposto un progressivo ribasso dei tassi europei. Alla luce di questo quadro complessivo, per il mese di dicembre il team gestionale di Anima ritiene che anche sulle Borse del Vecchio Continente potrà avere la meglio la volatilità (a favore di questo orientamento anche la considerazione che le revisioni positive sugli utili aziendali sono in calo sia USA che in Europa).

Per i prossimi mesi, in termini relativi, viene mantenuta la preferenza per il mercato europeo rispetto a quello americano, complice ancora una volta la divergenza fra le politiche monetarie di BCE e Fed - ovvero la prima sempre più espansiva e la seconda ormai vicina alla stretta - e il conseguente indebolimento dell’euro, che favorisce le esportazioni per le società europee. Sulla macro asset class azionaria viene, invece, mantenuta in termini assoluti una visione strategica neutrale, così come sulla macro asset class obbligazionaria. Guardando al resto del mondo azionario, nonostante per l’economia cinese si intraveda la stabilizzazione, la visione per le Borse emergenti ed asiatiche (compreso il mercato giapponese) si conferma, rispettivamente, negativa e neutrale.

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