Dimenticatevi dei mercati emergenti: arrivano gli 'Asterics'


Antoine van Agtmael passerà alla storia come l'ideatore del termine "mercati emergenti". Durante il suo passaggio come economista presso la World Bank alla metà degli anni Ottanta, van Agtmael propose di abbandonare la vecchia denominazione paternalistica di 'paesi del terzo mondo' e di includere sotto il nuovo termine un certo numero di paesi con alcune caratteristiche in comune, ma soprattutto tutte quelle zone che presentassero un alto potenziale di crescita nel lungo periodo.

Trenta anni più tardi, sono molti coloro che sostengono che il concetto di mercati emergenti sia ormai obsoleto, considerando le enormi differenze che mostrano i paesi che ne fanno parte. Tra questi c'è Alexander Kozhemiakin, head of emerging markets di Standish (affiliata di BNY Mellon Investment Management), secondo il quale "la descrizione dei mercati emergenti come 'mercati incipienti' non riesce ad illustrare la sua caratteristica principale. La scarsa liquidità non è sempre caratteristica dei mercati emergenti né un loro attributo esclusivo. Di recente è sorta un nuova etichetta (mercati di frontiera) per descrivere i mercati emergenti meno liquidi".

L'esperto definisce il termine come "confuso e incoerente", perché può anche fare riferimento a un paese o classe di attività di un paese emergente, ed inoltre "un paese può avere più mercati (reddito fisso e azionario, valutario, immobiliare, ecc .) con caratteristiche diverse".

Per Kozhemiakin la definizione più completa di un paese emergente si concentra sul rischio paese, che di solito è associato ad almeno una delle seguenti caratteristiche: ricchezza del paese al di sotto della soglia di reddito minimo, minaccia geopolitica, scarsa affidabilità creditizia o regime politico no democratico. "Indipendentemente dalla loro specifica origine, i rischi paese hanno una caratteristica in comune: il potenziale di influenzare le performance di tutte le asset class con forti legami con quel paese. Abbiamo bisogno di una definizione più completa dei paesi emergenti che utilizzi la presenza di rischio paese relativamente alto come criterio di differenziazione", aggiunge.

Pertanto, nella boutique hanno coniato un nuovo acronimo che, secondo il loro parere, è più utile per definire questi paesi: Asterics (dall'inglese ‘assets tied to economies of risky countries’, che potrebbe tradursi come asset legati alle economie di paesi a rischio). "In altre parole, i mercati emergenti sono classi di attività con un asterisco che dovrebbe ricordare agli investitori che, oltre ai tradizionali rischi che variano per asset class, assumono anche un elevato rischio paese", ha detto Kozhemiakin.

"Pensare a mercati emergenti come Asteriscs spiega anche i loro due ruoli in un portafoglio", ha continuato l'esperto. "In primo luogo, accettando il rischio paese alto, i mercati emergenti sono potenzialmente in grado di aumentare i rendimenti. In secondo luogo, gli Asteriscs possono anche diversificare i livelli di rischio paese all'interno di un portafoglio. Questo vantaggio potrebbe essere significativo soprattutto se si considera l'aspetto domenistico di molti portafogli e anche il fatto che alcune economie sviluppate stanno avanzando velocemente verso la strada per diventare Asteriscs", conclude.

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