Debito governativo giapponese? Sayonara


Secondo i dati ufficiali l'economia del Giappone è uscita dalla recessione. A febbraio il governo ha comunicato che il Pil è cresciuto nel quarto trimestre del 2014 del 2,2%. La ripresa economica del Giappone procede, ma a passo lento. Lo dice Bank of Japan (BoJ) che indica le motivazioni delle decisioni prese dalla Banca Centrale giapponese nel corso della riunione dello scorso mese che, dopo aver lasciato i tassi di interesse invariati, ha confermato il massiccio programma di stimoli monetari all'economia.

Secondo la Banca Centrale giapponese "l'economia del Giappone continuerà il suo moderato trend di ripresa, con il tasso d'inflazione core che resterà attorno allo zero nel breve periodo a causa degli effetti del calo dei prezzi dell'energia". Sarà per questo, come dice Juan Nevado, gestore dei fondi multiasset M&G Pudent Allocation ed M&G Dynamic Allocation, che "le famiglie giapponesi potrebbero detenere qualcosa come 36 mila miliardi di yen in denaro fisico mentre il ministro delle Finanze giapponese parlava di 880 mila miliardi di yen detenuti in contanti in banca. "Queste statistiche rivelano semplicemente un’economia in cui manca un forte incentivo a investire nel futuro. I singoli e le società sono felici di ottenere un interesse prossimo allo zero in banca (o effettivamente pari a zero, sotto al letto) sul proprio denaro, anziché darlo in prestito. Di fatto, i rendimenti ottenibili sui prestiti concessi al governo giapponese sono crollati negli ultimi cinque anni, nonostante il massiccio incremento del debito governativo e l’obiettivo esplicito di far crescere l’inflazione", spiega Nevado. 

Frattanto il rapporto debito/Pil (attualmente al 240%, secondo l’FMI) è destinato a peggiorare. "Perché i mercati non sono più preoccupati per un default giapponese?", si chiede il gestore di M&G", mentre rimangono in apprensione per la Grecia, il Portogallo o l'Italia? "La verità è che il rapporto fra il debito e il PIL non è stato un buon indicatore della probabilità di default né della direzione dei rendimenti, nelle economie sviluppate. Dato che una quota ampiamente maggioritaria del debito giapponese è emessa in yen, in teoria il Giappone può continuare a servire il debito all’infinito: basta “stampare” altri yen per effettuare qualsiasi pagamento. Per i governi dotati di questa capacità, il default diventa più una questione di volontà di pagare che non di possibilità di farlo", dice Juan Nevado. "Il mercato al momento ha fiducia nella capacità del governo di adempiere i suoi obblighi, anche se questa fiducia fa arrabbiare alcuni settori dell’industria degli investimenti". Il dubbio comunque resta: anche se i detentori esistenti del debito giapponese sono convinti che saranno rimborsati, perché sono disposti a guadagnare così poco? "Con i rendimenti obbligazionari così bassi in Giappone, le probabilità  di guadagno o perdita appaiono certamente asimmetriche: anche considerando i tassi negativi, il margine di declino per i rendimenti appare limitato rispetto all’entità di un possibile rialzo", spiega Nevado.  Insomma "se avete un po’ di soldi in più sotto il materasso, probabilmente oggi ci sono in giro opportunità molto più attraenti del debito governativo giapponese", conclude il gestore dei fondi multiasset M&G.

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