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Da inizio anno è cresciuto l’interesse per i bond emergenti


Ritorna l’appetito per i mercati emergenti da parte degli investitori a livello mondiale. Ma come sono andati i flussi di portafoglio nei confronti di quest’area? I dati più interessanti riguardano l’esposizione attuale da parte dei maggiori asset manager globali. Secondo un grafico della Bank for International Settlements si vede quanta parte dei patrimoni investiti dai grandi investitori internazionali è dedicata a prodotti specializzati sui mercati emergenti, azionari e obbligazionari. Emerge chiaramente che l’interesse per i mercati azionari emergenti non è cresciuto, mentre è nettamente cresciuto quello per gli investimenti obbligazionari. Questo potrebbe essere una dimostrazione del fatto che sui mercati d’origine i grandi investitori internazionali non trovano più rendimenti interessanti e sono forzati a investire altrove (emergenti).

Ammontare di patrimoni gestiti e percentuale dedicata ai mercati emergenti nei portafogli dei 500 maggiori asset manager globali

BIS, Towers Watson, EPFR

Il grafico precedente analizza in modo aggregato l’investimento obbligazionario su titoli privati o statali. Nel grafico successivo, sempre della BIS, si vede l’ammontare di emissioni obbligazionarie da parte di emittenti privati domiciliati nei paesi emergenti durante gli ultimi anni. Anche in questo caso si nota un forte incremento dei flussi, dai paesi sviluppati a quelli emergenti.

Investimenti cross-border in obbligazioni private e finanziamenti bancari sui mercati emergenti: ammontare in ml di dollari, variazione annua e numero di emissioni di obbligazioni.

BIS, Towers Watson, EPFR

Quanto sono consapevoli questi flussi, frutto di analisi accurate degli emittenti, e quanto sono semplicemente la conseguenza di una fuga dai paesi sviluppati? Per concludere, il 2014, pur con buone performance, sta confermandosi come un anno di transizione per i paesi emergenti. Sui mercati azionari non sembra di vedere particolari eccessi, mentre sui mercati obbligazionari in alcuni segmenti si nota una certa compiacenza da parte degli investitori internazionali, anche se le valutazioni sono ancora sostenibili. Si navigherà a vista, nei prossimi mesi e, ancora una volta, l’unica stella polare resterà l’attività della Federal Reserve negli Stati Uniti e le conseguenze che una normalizzazione dei tassi potranno avere su tutti i cosiddetti “risky assets”.

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