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Da adesso in poi molto dipenderà dalla gestione delle crisi bancarie in Europa


È necessaria una politica fiscale più espansiva. Il tema del sovrappeso dell’area euro dipenderà anche dal reale impatto sull'economia della politica monetaria ultra espansiva di Draghi in carenza di altre leve. Parla Paolo Balice, presidente Aiaf.

I primi tre mesi dell'anno sono stati molto pesanti per i mercati e, di conseguenza, per gli investitori. Come vede i prossimi?

I principali operatori del mercato, guidati da valutazioni sui fondamentali, parlavano a inizio anno di sovrappesare le azioni europee perché appunto sottovalutate rispetto agli altri mercati; segnalavano il rischio  del rallentamento cinese  ponendo attenzione anche al basso rendimento dei  governativi core ed al rischio di perdite in conto capitale sulle emissioni a lungo termine, soprattutto americane. La realtà è che la deflazione è proseguita per cui il rischio sui governativi è stato molto ridotto e anche l'impatto del rialzo dei tassi annunciato dalla Fed è stato scarso. Sulla componente azionaria il tema geografico, invece, è stato dominato in qualche modo dal tema settoriale, citando per esempio  la fuga degli investitori  da molte banche europee e l'impatto del calo e del successivo recupero del petrolio.

E i titoli obbligazionari governativi sono andati meno peggio del previsto...

La deflazione ha contenuto il rischio di investire sui titoli a basso rendimento in quanto non ha creato le condizioni per il paventato  rialzo dei tassi a lungo termine.

Perché le azioni europee non hanno sovraperformato come si pensava?

Perché hanno subito per esempio  le vendite massicce sul comparto bancario, dovuto ai timori sulla capacità di assorbire rischi in bilancio siano essi legati alle sofferenze o esposizione a derivati. Il mercato azionario ha anche patito una minore visibilità sul fronte della crescita in Europa collegato anche alla scarsa fiducia della  governance comunitaria in termini di crescita dell’area Euro. Il tema dell'energia ha poi tenuto banco influenzando i titoli del settore a livello globale. Comunque il mercato ha esagerato nello scontare un forte rallentamento economico  e  lo scenario attuale  non prevede una recessione mondiale per il 2016.

Rispetto a inizio anno è bene perdere una logica prettamente geografica e rivolgersi più a una settoriale?

Crediamo che i valori in Borsa dopo essere stati preda della volatilità si riavvicineranno ai fondamentali. Molto dipenderà dalla gestione delle crisi bancarie in Europa e dagli spazi per una politica fiscale più espansiva. La scelta azionaria deve essere  basata  sulle valutazioni borsistiche e sulla qualità delle società ma  anche del contesto macroeconomico nel quale le società si collocano. Il tema del sovrappeso dell’area euro dipenderà anche dal reale impatto sulla economia della  politica monetaria ultra espansiva di Draghi  in carenza di altre leve. Se l'Europa supererà gli ostacoli citati si potrà tornare a parlare di valutazioni borsistiche e confrontarle con quelle del  mercato americano, probabilmente piu' caro ma con una  governance di politica economica in qualche modo  più affidabile

E sul fronte del credito?

Sicuramente ci sono degli spazi interessanti nelle obbligazioni corporate e ci sono degli spread interessanti. Ovviamente però sul corporate bisogna adottare la massima diversificazione. Sono interessanti sia investment grade sia high yield ma dobbiamo affidare agli esperti la selezione di  questi investimenti.

E sugli emergenti?

Dobbiamo  dividere i Paesi produttori di materie prime dai paesi consumatori. Possiamo però ipotizzare una progressiva  stabilizzazione, con una attenzione particolare alle vicende cinesi ed al livello del petrolio. La stabilizzazione è un fatto che può a un certo punto fare emergere anche su alcune realtà dei paesi emergenti delle valutazioni interessanti quindi l’idea è che gli emergenti devono essere approcciati con una logica di accumulo dell'investimento, curando i l timing. Le vendite indiscriminate creano opportunità di acquisto sulle società sane e quindi nel tempo la selezione di portafoglio paga. Nel tempo e' importante quindi la gestione attiva, che guarda ai fondamentali.

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