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Crisi di liquidità nel mercato europeo dei fondi: mito o realtà?


Uno degli argomenti ricorrenti nei dibattiti sui mercati finanziari è che i requisiti normativi imposti a seguito della crisi finanziaria – che hanno spinto le banche di investimento ad abbandonare il ruolo di market-maker – e le misure straordinarie avviate dalle principali banche centrali hanno ridotto la liquidità e fomentato la frammentazione. Quanto c’è di vero in tutto questo? Un nuovo rapporto dell’Associazione Europea per i Fondi e l’Asset Management, (EFAMA) in collaborazione con il Consiglio di investitori e gestori patrimoniali (AMIC) dell’International Capital Market Association (ICMA) analizza i requisiti normativi e gli strumenti di mercato disponibili per gestire il rischio di liquidità dei fondi di investimento in Europa, con particolare enfasi sulle strutture UCITS e AIFMD.

I requisiti legislativi fanno riferimento a questioni come la creazione di una funzione indipendente di gestione del rischio, il monitoraggio del profilo di liquidità degli asset del fondo, lo stress-testing o l’obbligo di comunicare un certo tipo di informazioni ai legislatori e agli investitori, oltre ai requisiti specificamente legati alla gestione del rischio di liquidità. Dall’altro lato, il documento esamina strumenti di mercato come lo swing pricing, il dual pricing e le commissioni di rimborso, il costo di diluizione, i rimborsi, la sospensione della negoziazione e i side-pockets, tra i tanti.

Dopo aver documentato entrambi gli aspetti e averli testati in diverse condizioni di mercato, il rapporto conclude che “la combinazione di requisiti normativi e gli strumenti di mercato disponibili nella maggior parte delle giurisdizioni europee risulta sufficiente e adeguata per gestire la liquidità sia in circostanze normali che eccezionali, in linea con le conclusioni del documento sugli strumenti di gestione della liquidità negli IIC (Liquidity Management Tools in Collective Investment Schemes) pubblicato dall’Organizzazione Internazionale delle commissioni dei valori mobiliari (IOSCO) nel dicembre del 2015”.

Tre raccomandazioni

Nonostante questo, il documento propone tre misure per migliorare lo scenario generale della gestione della liquidità in Europa. In primo luogo, auspica che tutte le giurisdizioni europee dispongano di tutta la gamma di strumenti di mercato esistenti. In secondo luogo, raccomanda all'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) e al Comitato europeo per il rischio sistemico (ESRB) di usare i dati relativi alla liquidità, ai quali hanno già accesso i legislatori nazionali. Infine, sostiene gli sforzi delle associazioni professionali nazionali e paneuropee per sviluppare pratiche migliori nella gestione del rischio di liquidità.

Il rapporto completo è disponibile cliccando qui.

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