Cosa si nasconde dietro l’ultima correzione sull’obbligazionario


Dopo un periodo di tranquillità e rendimenti al rialzo, il ritorno delle vendite delle obbligazioni ha caratterizzato l’ultima settimana. Tutto fa pensare che questa recente correzione sia nata a seguito dell’ultima riunione della BCE, durante la quale l’entità ha deluso le aspettative del consenso del mercato. Così, il rendimento del bund decennale è tornato in terreno positivo per la prima volta dalla metà di luglio. Negli ultimi giorni sono stati i Gilt britannici a posizionarsi al vertice del sell off (perdendo un 2,3% dal 7 settembre), seguiti dalle obbligazioni di Belgio, Francia e Italia, fa sapere Bloomberg.

Da Pioneer Investments, Tanguy Le Saout, head of european fixed income, afferma tuttavia che uno dei movimenti più interessanti “è avvenuto in Giappone dove la curva dei tassi si è appiattita notevolmente, essendo il bond a 30 anni quotato molto al di sotto di altri”. Secondo l’esperto “gli investitori temono che questo sia l’inizio di un altro grande movimento dei rendimenti, come l’infausto taper tantrum del 2013 e l’aumento di quasi 100 bps nei rendimenti registrato nel secondo trimestre del 2015”.

Nel breve termine, sono diversi i pericoli che l’esperto intravede per l’obbligazionario. Innanzitutto, ricorda che “sono state costruite grandi posizioni a favore di un appiattimento della curva negli ultimi mesi che probabilmente adesso si disfarranno”. Poi commenta che “la situazione tecnica in generale sembra complessa, con molti mercati che stanno superando le resistenze”. Infine, rileva che “la scala dei movimenti degli ultimi giorni (che si aggiungono adesso a Borse più deboli) potrebbe causare uno shock dei VaR per alcuni investitori, portando al disfacimento di posizioni”. La raccomandazione dell’esperto è mantenere una posizione corta in durata per affrontare queste turbolenze.

Anche Mark Dowding, co-head of investment grade di BlueBay, si sofferma sul rialzo dei rendimenti delle obbligazioni della zona euro in concomitanza con la riunione della BCE, “ma con l’offerta di obbligazioni che diminuisce continuamente, sembra improbabile che lo scenario di fondo cambi materialmente a questo punto”. Allo stesso tempo, considerando il messaggio emesso dalla Fed e dalla Banca del Giappone (BoJ) durante le ultime settimane, il team di BlueBay crede che “le Banche centrali stiano diventando sempre più consapevoli dei limiti del QE e di come le loro politiche abbiano anche costi, non solo benefici”. L’esperto sottolinea in questo senso che “l’appiattimento delle curve viene sempre di più interpretata come un danno per il rendimento bancario ma anche per la solvibilità delle compagnie di assicurazioni sulla vita e per i fondi pensione”.

Da questo momento in poi, la strategia di BlueBay si soffermerà sulle “tematiche affini di politica e politica monetaria, cercando di capire quanto tempo ancora potrà persistere l’attuale scenario di bassa volatilità e appetito per il rischio”. In questo senso, credono che la prossima riunione della BoJ avrà un peso superiore rispetto a quella della Fed, vista la maggiore incertezza sui piani dell’istituzione nipponica: “È evidente che la BoJ sta raggiungendo i limiti del QE e la domanda adesso è cosa accadrà in futuro. Crediamo che alla fine questo potrebbe portare al lancio di una politica monetaria radicale, ma non è questo il caso, per il momento”, chiarisce  Dowding. Viceversa, crede che al momento la BoJ imiterà la BCE e sceglierà di non introdurre nuovi stimoli al pacchetto già messo in atto. “Ciò nonostante, non si possono ignorare le idee riguardo all’helicopter money e, anche se la risposta può essere nella politica fiscale, è ovvio che è fuori dal controllo di Kuroda”, conclude l’esperto.

Durante l’ultima settimana si è anche assistito a una rottura della recente tendenza dei range da parte dei treasuries a 10 anni. Secondo David Kohl, chief currency strategist e head economist di Julius Baer in Germania, alcuni commenti hawkish del presidente della Fed di Boston, Rosengren, sulla previsione dei tassi spiegherebbero l’aumento del rendimento dell’1,7% dello scorso 9 settembre.  

Tuttavia, Kohl scarta l’ipotesi che “questo movimento sia un punto di svolta per i tassi” e preferisce piuttosto interpretarlo come una “correzione di fronte a un precedente crollo dei rendimenti”, dato che la performance dei titoli di Stato statunitense si era ridotta di molto dopo la Brexit. L’esperto aggiunge che “i fondamentali del bund, così come un’inflazione benigna e un’azione molto cauta della Fed per aumentare i tassi, giustificano che il rendimento del Treasury decennale si collochi tra l’1,7% e l’1,9%”.

Infine, Kohl afferma che “le prossime elezioni presidenziali negli USA e il clima di incertezza che stanno provocando rappresentano un fattore di sostegno speciale per i treasuries, dato il loro ruolo di asset rifugio”. Per questo, prevede che il rendimento del bond a dieci anni potrebbe cadere nella parte bassa del range già individuato intorno all’1,7%.

Professionisti
Società

Altre notizie correlate


Prossimi eventi